Page 167 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          dio – «una scuola di vita» che «evita il pericolo del vagabondaggio» . Come detto, dove
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          non era possibile l’allestimento di laboratori per l’impiego delle profughe, venne co-
          munque incentivato il lavoro a domicilio, in particolare per la confezione di indumenti
          militari. Per stimolare il lavoro femminile, in alcune località venne sospesa la distribu-
          zione degli indumenti confezionati e concessa invece solo la materia prima. Molte pro-
          fughe chiesero i soldi per l’acquisto di un macchina da cucire anche alla regina Elena.
             Particolarmente umilianti furono le condizioni di vita e di lavoro delle profughe
          più giovani. A Marsala, ad esempio, i signori locali venivano a cercare le ragazze di
          Possagno per portarle a servire in casa, ma pretendevano di sceglierle loro – come se
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          «fusse bestie», riferiva un compagno profugo  – sotto la minaccia della sospensione
          del sussidio nei confronti di coloro che non accettavano di essere impiegate. In loro
          difesa intervenne in maniera non disinteressata padre Giovanni D’Ambrosi, eviden-
          temente preoccupato anche della condotta morale delle profughe:
                […] ho risposto che non tutte sono le nostre giovani atte a servire e molte esse-
                re abituate a lavori domestici e che ad ogni modo non doversi sacrificare ad un
                genere di vita affatto opposto alle loro abitudini […] ho fatto capire che si deve
                certamente esigere per amor della patria uno sforzo maggiore, ma se ci adattia-
                mo a farne delle serve non potranno esigere diventino schiave .
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          5. Il pregiudizio

             Più deboli dal punto di vista sociale, le profughe venivano spesso descritte come
          donne indolenti e pigre, incuranti dei propri figli e dedite al vizio ed alla prostituzione.
          Non si contavano le dicerie intorno al loro presunto contegno, che veniva censurato
          anche dalle classi dirigenti e dagli amministratori locali. Francesco Rota segnalava
          a  Giuseppe  Girardini  che  a  S.  Remo  numerose  donne  erano  rassegnate  «ad  una
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          neghittosità perniciosa» . Da Lanciano (Chieti), si scriveva che il locale Patronato si
          occupava anche di «tutelare il [sic, recte la] morale delle profughe» . Molto frequenti
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          49  ACS, Alto commissariato, b. 7, fasc. 98, Giuseppe Palumbo Cardella a Giuseppe Girardini, 26 maggio
             1918.
          50  Testimonianza di un profugo di Possagno a Marsala, citata in Massimiliano Pavan, Profughi ovunque
             dai lontani monti. Da ļa Grapa fin dó in Secilia, Canova, Treviso 1987, p. 108.
          51  Diario di padre Giovanni D’Ambrosi, citato Ivi, pp. 98-99.
          52  ACS, Alto commissariato, b. 10, fasc. 121, Francesco Rota a Giuseppe Girardini, 27 agosto 1918.
          53  Il Veneto, I profughi negli Abruzzi. A Lanciano, «Il Gazzettino», 8 maggio 1918.







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