Page 168 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      168


          erano i riferimenti, o meglio i pettegolezzi, intorno ai rapporti illegittimi tra profughe
          e persone delle località dove erano ospitate, anche se ad esempio l’assessore all’igiene
          del  Comune  di  Modena  attribuiva  l’aumento  delle  nascite  illegittime  in  città,  alle
          condizioni di promiscuità nelle quali vivevano gli sfollati . Ovviamente, Comitati
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          d’assistenza e Patronati non perdevano occasione per rimarcare retoricamente, anche
          da questo punto di vista, la propria attività benefica:
                “Donne male incamminate dal bisogno, dalla tentazione, furono ricondotte con
                provvida mano sulla diritta via. Ragazze madri trovarono ogni miglior aiuto per
                regolare con onesto lavoro la loro vita. Sventurate giovinette, che nelle madri
                stesse avevano il malo esempio e l’incitamento alla corruzione, furono tolte alle
                sciagurate, indegne del santo nome .”
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             La condizione delle profughe friulane e venete poteva indurre alcune di loro a darsi
          alla prostituzione, quasi sempre esercitata clandestinamente al di fuori della vigilanza del-
          le autorità militari e sanitarie. È in questo senso che va letta la preoccupazione di alcune
          autorità locali che osservavano il crescente fenomeno di «ignobili e sinistri individui, usi
          alla detestabile tratta delle bianche» che cercavano di approfittare della particolare condi-
          zione delle giovani profughe . In alcune città come Roma e Napoli, la prostituzione tra
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          le profughe aumentò notevolmente soprattutto dopo l’armistizio:

                “Un’opera umana, sana, morale, purificatrice sarebbe che l’Autorità Governati-
                va facesse rimpatriate tutte le profughe Venete e Friulane (con o senza sussidio)
                che si trovano in Roma e che costrette forse dal bisogno ma certissimamente
                raggirate da luride persone sono obbligate da queste ad esercitare ignobilissime
                professioni. Sono tutte giovani inesperte della vita, la maggior parte contadine o
                di piccoli paesi di campagna. Le famiglie loro invano le cercano, non san più
                dove siano, ed ignorano qual lurido mestiere fanno. L’Autorità Governativa è
                in obbligo di restituire alle loro case queste infelici e deve avvisare le rispettive
                loro famiglie per toglierle dalla mala vita. L’Autorità Governativa faccia visitare
                Alberghi, camere ammobigliate, bische, Caffè, Case da the (pubbliche e private),
                sale da cinematografo, Caffè Concerto, scuole da ballo, musica, declamazione,


          54  Giuliano Muzzioli, Modena, Laterza, Roma-Bari 1993, p. 151.
          55  Patronato Profughi. Milano, Relazione. Commissione esecutiva, Milano, Stab. Tip. Stucchi, Ceretti e C.,
             1920, p. 70.
          56  Uno di questi episodi è citato da Emilio Franzina, Casini di guerra. Il tempo libero dalla trincea e i postriboli
             militari nel primo conflitto mondiale, Paolo Gaspari Editore, Udine 1999, p. 121.







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