Page 158 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      158


          essere impiegati nei lavori agricoli, ma nemmeno nel locale stabilimento metallurgico
          ausiliario.
             Spesso lo stato d’indigenza estrema era da ricondursi alla perdita delle reti di so-
          lidarietà tradizionali, fossero solo quelle dei parenti o dei compaesani. Le condizioni
          delle donne erano poi certamente aggravate dall’assenza di mediatori sociali, come
          potevano essere i consiglieri comunali o i parroci profughi, che potessero favorire
          in qualche l’opera di assistenza a livello locale. Questa mancanza di reti di relazione
          si sommava inoltre allo scarso peso in termini di contrattazione che di solito era
          proprio della donna, che in questo caso era un’estranea anche in quanto profuga. La
          quotidianità poteva diventare un problema quando difettavano anche le istituzioni
          assistenziali che pure dovevano essere garantite:
                “Aggiungo che in questa frazione di Civitella Cesi [Viterbo] siamo 14 profughi,
                tutte donne e bambini, eccettuato un solo uomo riformato, e siamo tutti poveri
                contadini, e non ci è stato mai possibile di potere ottenere alcun vestiario o
                paio di scarpe, nulla proprio nulla, mentre tanti altri nostri compagni di sven-
                tura furono anche in ciò largamente sovvenuti. Facemmo a suo tempo appello
                al Municipio suddetto, ma sempre con esito negativo. Tale è la nostra misera
                condizione .
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             Una profuga di Udine, vedova di guerra con 6 figli, scriveva a Domenico Pe-
          cile che per curare una sua bambina era stata costretta a vendere tutti i suoi anelli,
          compresa la vera nuziale e gli orecchini . Un caso simile era accaduto anche a Prata
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          (Avellino), dove il sindaco – sul quale correvano molte voci sui soprusi commessi nei
          confronti delle profughe – aveva comprato un anello d’oro pagandolo una cifra irri-
          soria approfittando «delle condizioni disperate di una giovane profuga che ammalata
          ricorreva a tale sacrificio per provvedersi le medicine e gli alimenti non avendo potuto
          ritirare il sussidio spettantele» .
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             Notevoli erano dunque le difficoltà economiche. Italia Filosa, profuga di Feltre –
          il marito era internato a Katzenau e il padre rimasto in territorio invaso – lamentava
          come fosse impossibile vivere in quattro persone con un sussidio di 5 lire a Marina di



          14  ACS, Comitato parlamentare veneto, fasc. 126, pratica 11175, Santa Braidotti a RR. Carabinieri, 27 mag-
             gio 1918.
          15  Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti (IVSLA), Carte Luzzatti, b. 136, fasc. 1, Caterina Viezzoli a
             Domenico Pecile, s.d.
          16  IVSLA, Carte Luzzatti, b. 134, fasc. 1, Spartaco Coppellotti a Luigi Luzzatti, 2 febbraio 1918.







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