Page 155 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          soggettivo, anche delle fonti indispensabili per ricostruire la complessità delle condi-
          zioni dei civili durante l’ultimo anno di guerra. Un fatto che da un lato conferma il
          peso che la scrittura femminile assunse durante il conflitto, dall’altro il ruolo di vera e
          propria supplenza che le donne svolsero durante il profugato, certo anche in quanto
          componente maggioritaria.
             Spesso erano state proprio le donne, in assenza dei mariti, a decidere di allonta-
          narsi dal Friuli e dal Veneto. Se le donne avevano organizzato la partenza, affrontato
          le difficoltà del viaggio verso l’interno e tenuto insieme il nucleo famigliare o quello
          che ne rimaneva, durante il periodo del profugato esse assunsero un ruolo decisionale
          senza precedenti. Le scelte più importanti come il tipo di alloggio, la richiesta di un
          sussidio, spesso anche la località dove soggiornare erano delegate a loro, ovviamente
          sempre nei limiti concessi dalla loro condizione. Detto che le donne profughe erano
          doppiamente indifese – prima in quanto donne e poi in quanto profughe – molte
          di loro si trovavano sfollate anche per pura casualità. Ad esempio, Emilia Mazzolini
          Cimenti il 27 ottobre 1917 si trovava presso l’ospedale di Udine per assistere la figlia
          ammalata e, non avendola trovata, era partita quasi inconsapevolmente per Treviso,
          recandosi prima a Milano e quindi a Magenta, dove avrebbe trascorso tutto il periodo
          del profugato; la sua sarebbe stata un’esperienza di sofferenza e di solitudine, aggra-
          vata dalla morte della figlia – riuscita anch’essa ad abbandonare Udine – e dal rimorso
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          per aver abbandonato in territorio invaso il marito e altri tre figli .
             In effetti, per molte profughe l’ultimo anno di guerra rappresentò un periodo ter-
          ribile soprattutto dal punto di vista delle divisioni famigliari. Alcune avevano i propri
          cari al fronte o comunque lontani per lavoro; altre avevano una parte della famiglia
          nel Friuli e nel Veneto occupati. La perdita del marito, di un fratello o di un figlio al
          fronte e la mancanza di notizie dei propri cari dispersi o prigionieri, costituivano poi
          delle situazioni ancora più terribili rispetto alle condizioni materiali quotidiane ed a
          quelle più generali di profughi di guerra:
                “La sottoscritta, profuga del Comune di Codognè frazione di Cimetta, trovan-
                dosi in cattivissime condizioni finanziarie, prega codesto Spettabile Comitato, di
                voler corrisponderle un sussidio giornaliero affine possa provvedere ai bisogni
                della vita.




          8  Archivio Centrale dello Stato (ACS), Comitato parlamentare veneto per l’assistenza ai profughi (Comitato par-
             lamentare veneto), fasc. 185, pratica 25003, Emilia Mazzolini Cimenti a [Michele Gortani], 5 gennaio
             1919.







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