Page 179 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
P. 179

II Sessione: ZONE DI GUERRA                                                179


          rapporti che ci sono al riguardo non sono elogiativi ma negativi, come il citato caso
          Rau o contessa Orsini, solo per fare qualche esempio.
             Questo avveniva, oltre per le ragioni sopra elencate, anche perché nello stereotipo
          italiano, molto simile al francese, vi era il concetto che delle donne non ci si poteva
          fidare, soprattutto nel settore spionistico, in quanto troppo deboli, che finivano sem-
          pre per soccombere all’amore e a tradire nel caso; avevano poca pazienza, erano gar-
          rule. Insomma, non avevano prudenza, non sapevano cosa era la discrezione, il senso
          della riservatezza, insomma, la fiducia in esse era nulla! La misoginia regnava ancora
          sovrana nel primo ventennio del XX secolo ed è durata a lungo anche dopo, quan-
          tomeno nel settore informativo. Alcuni autori, ufficiali francesi del tempo, peraltro,
          hanno però sempre rilevato, dopo il conflitto, che dal momento in cui avevano deciso
          di essere impiegate dai Servizi -fossero esse pseudo femme du monde, des femmes galantes ou
          de filles publiques, nel loro impegno erano state oneste. Per l’Italia rimane noto per ora
          solo il caso isolato della Zeni.
             La convinzione forte era che per ottenere informazioni una donna dovesse neces-
          sariamente usare il suo charme e il suo corpo, se voleva dedicarsi allo spionaggio o ve
          ne era costretta. Questo era quello che era comunemente convenuto negli ambienti
          dei Servizi informativi dell’epoca. E di sicuro durante la guerra questo accadde.
             Quali segreti mai potevano scoprire le donne informatrici di un certo genere,
          cioè quelle che comunemente venivano definite di facili costumi, che esercitavano la
          loro professionalità non certo nei casini di guerra voluti da Cadorna ma in città dove
          ancora si potevano aggirare diplomatici o addetti militari? Forse, ad esempio, agenti
          dello spionaggio nemico che si facevano passare per italiani o di nazionalità neutrale,
          per carpire informazioni militari soprattutto? O anche, semplicemente, l’aver notizia
          di navi che entravano in un porto o tratti di ferrovie non più permessi al trasporto
          civile erano informazioni di un certo valore strategico.
             Di possibili spie italiane a favore dell’Italia o ‘doppio giochiste’, se ne hanno raris-
          sime notizie da documenti di altre potenze come la Francia.
             Un esempio. Il capitano Lacaze, capo del controspionaggio francese in Svizzera,
          da sempre contrario al reclutamento di donne come spie o informatrici, nelle sue
          memorie scritte nel 1934 , ricorda un episodio particolare a sostegno della sua opi-
                                 20
          nione contraria all’inserimento di donne nel Servizio, nel quale però fa accenno a una
          donna italiana. Nel caso specifico si trattava di una sedicente principessa che apparen-



          20  Lacaze Louis, Aventures d’un agent secret français, 1914-1918, Payot, Parigi, 1934, p. 178 e ss.







   II-sessione.indd   179                                                               05/05/16   10:32
   174   175   176   177   178   179   180   181   182   183   184