Page 174 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      174


          soldo poteva così arrivare, ma queste ‘informatrici’ non erano certamente su libro
          paga ufficiale. Di loro come fonti informative, però, non si faceva poi menzione nei
          rapporti ufficiali. A proposito dell’importanza dell’intelligence...ricavata dai cestini dei
          rifiuti degli uffici, è da ricordare, anche se è un esempio della storia francese, il famoso
          Affare Dreyfus, che vide condannato, incolpevole, un ufficiale di religione ebraica per
          spionaggio e alto tradimento: l’affaire era iniziato proprio nel cestino della carta strac-
          cia dell’addetto militare tedesco a Parigi, il conte Schwartzkoppen!  11
              Vi erano poi le segretarie italiane, in Ambasciate o Uffici stranieri, che, se richie-
          ste o costrette con qualche ricatto, potevano fare all’occasione facilmente copia di
          documenti riservati e comunque scrivendo a macchina, conoscevano i contenuti dei
          messaggi diplomatici, ma mai un riferimento alla loro collaborazione fattiva in rap-
          porti redatti da agenti vari; rapporti nei quali però si intuisce bene quale era stata la
          fonte primaria di alcune informazioni.
             E poi c’erano anche le amanti di uomini politici, ufficiali italiani o militari di am-
          basciate straniere: sul guanciale alcuni segreti potevano anche passare da bocca a
          orecchio. Prima della guerra forse questi segreti non interessavano ma poi, mettendo
          da parte la morale dell’epoca, potevano essere molto utili. Molte di queste erano stra-
          niere o al servizio dello straniero. Altre, ‘italianissime’ e della buona società. 12
             Molto spesso, nelle famiglie borghesi o aristocratiche c’era sempre a servizio una
          governante francese o tedesca o inglese per insegnare la lingua straniera ai rampol-
          li, ma queste potevano diventare molto curiose e quindi utili ai servizi informativi
          stranieri sia civili sia militari o molto pericolose come spie nemiche, da monitorare o
          ricattare per farne agenti doppi e avere notizie interessanti.
             É indubbio comunque che la figura di spia o informatrice mal si addiceva a quello
          che era lo stereotipo della donna agli inizi 20° secolo: angelo umanitario in casa e ne-
          gli ospedali; tranviera o operaia ma solo per necessità. Questo poteva essere il ruolo
          sociale della donna fuori dell’ambito familiare, nella corrente morale del tempo.
             In Italia, come in Francia, la ‘spiona’, sia di alto sia di basso livello, non era un
          personaggio stimato: che fosse un’avventuriera o donna costretta a fornire informa-
          zioni provenienti dal suo lavoro, non era certamente considerata come una eroina o
          qualcuna che ‘lavorava’ per la Patria. In Francia in quei tempi si rappresentava una
          pièce teatrale ‘Coeur de Française’ del 1912 -e che molto spesso fu riproposta durante


          11  Cfr. tra gli altri Denis Bon, Gran Procès. L’affaire Dreyfus, Editions De Vecchi S.A., Parigi, 2006 senza
             dimenticare il famoso scritto di Emile Zola, J’accuse.La verité en marche, Complexe, 1988 (ristampa).
          12  V. tra gli altri l’articolo di Andrea Vento, Gonne e potere su www.storiainrete.com, 19.10.2010.







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