Page 256 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE: 256
Alle signore non sono
consentite la cura e l’assi-
stenza ai malati, si ritiene
sia disdicevole per donne
oneste occuparsi del corpo
di uomini feriti e malati e
frequentare l’ambiente mi-
litare.
Le donne oneste e di
buon livello sociale non
possono fare le infermiere,
tale era lo stereotipo impli-
S.A.R. Elena D’Aosta, prima Ispettrice Generale
cito nella scelta del Dott.
Castiglioni, stereotipo am-
piamente condiviso dall’antropologia culturale italiana dell’epoca.
La nascita delle Infermiere Volontarie si colora di significati importanti: rompe un
muro culturale di divieti e contribuisce a delineare un ruolo nuovo della figura femminile.
La nascita del Corpo delle Infermiere Volontarie
Una donna straordinaria fu la madre di tutte noi “Crocerossine”: Sita Meyer Cam-
perio di Monza.
Sita è una donna di grande cultura, ama visitare paesi lontani e conoscere panorami
culturali diversi. Perché, si domanda la giovane donna di Monza, in Italia non troviamo
le infermiere della Croce Rossa presenti, invece, negli altri paesi? Il problema non è inin-
fluente, la prospettiva di lettura è quella del ruolo sociale della donna, è il riconoscimen-
to di un’esigenza di emancipazione e di liberazione da stereotipi che vedono la donna
impegnata nell’ambito delle mura domestiche o in alcuni settori socialmente consentiti.
Nel 1904 la giovane Sita Meyer Camperio, sotto la guida del Dott. Scipione Losio,
medico della Croce Rossa, organizza, nella propria casa di Monza, un breve corso teo-
rico per soccorsi d’urgenza: è il primo corso per le “future” Crocerossine : per le donne
d’ogni classe sociale, le quali volessero aggiungere alla loro cultura quelle cognizioni,
indispensabili nella vita , che permettono di prestare in modo razionale e utile i primi
soccorsi nei casi di infortunio o malore di qualsiasi genere ( Discorso di inaugurazione
dell’ambulanza in “Bollettino CRI del Comitato di Milano”, 1910).
Il numero delle partecipanti aumenta a tal punto da dover trasferire la sede nel
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