Page 260 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE:                                     260


          zenau era un campo di internamento per civili sospettati di comportanti antiaustriaci e
          filoitaliani, c’erano per lo più abitanti del Trentino e del Friuli, le Sorelle non svolgevano il
          ruolo di infermiere per non rimpiazzare i civili internati che ci tenevano moltissimo a svol-
          gere quel lavoro. Erano equiparate per trattamento agli ufficiali subalterni: le stellette a otto
          punte, come per i cappellani, vengono concesse dal Ministero della Guerra il 15 settembre
          1917; questo garantisce qualche sofferenza in meno, ma la vita del campo è durissima.
             Sorella Andina riesce a farsi inviare dal padre, tramite il Nunzio Apostolico di Vien-
          na, amico di famiglia, una somma considerevole di denaro, che viene usato per sfamare
          i poveri disperati del campo. Sorella Clerici compra cibo al mercato nero e lo distribuisce
          insieme alle Sorelle Chludzinska e Andina; le tre donne sono consapevoli del rischio che
          queste azioni possono comportare.
             Gli internati rincorrono le nostre Sorelle, il velo blu, nell’immaginario collettivo, si
          tramuta in speranza di sopravvivenza, le chiamano “angeli”; il cibo nascosto tra le pie-
          ghe del cappotto è la salvezza per molti sfortunati.
             Ci sono testimonianze di momenti di grande disperazione, ma il valore della Croce
          che portano sul petto le aiuta a sopravvivere:
                Mamma, mamma mia, è finita! Sono veramente prigioniera! Sono una delle set-
                temila persone internate che hanno perduto ogni speranza d’avvenire. [..]. Pensa
                che cinque suore furono trattenute un anno intero qui, prima di essere rimpa-
                triate; pensa che da tre giorni non usciamo da questa camera diaccia, dove ci
                manca perfino il respiro […]

                Oggi abbiamo avuto: orzo, rape e pane, ma ciò non importa. Quello che mi
                opprime e mi fa male è la solitudine, la lontananza, il freddo, il pensiero che a te,
                mamma, possa venire meno la forza di attendere

                (Maria Antonietta Clerici, Al di là del Piave, coi morti e coi vivi).


             È proibito alle Sorelle prestare servizio presso l’Ospedale del Campo, ma cercano,
          per quanto è possibile, di soccorrere i più deboli.
             Ci racconta Sorella Andina:«la baracca dei denutriti stringe il cuore della più grande
          mestizia. Sono ivi raccolti i tubercolosi dell’ultimo stadio, che, per loro grande numero,
          non trovano posto all’ospedale. C’è poi quella delle donne coi bambini lattanti: anche
          qui che miseria! Queste due baracche sono quelle che danno il maggior contingente
          di morti. Ci si va un giorno a visitarle, e poi, se si torna il giorno dopo, invano si cerca
          il tal giovane, il tal vecchio, il tal piccino: “morto, morto, morto”, ci si sente dire con








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