Page 282 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE: 282
loro onore sono pubblicate, a Torino, delle terzine, ormai dimenticate, mentre ancor
oggi la parola Crimea è immediatamente associata all’immagine di Florence Nightingale.
Nel 1859 suor Giacinta Vauchez, superiora dell’Ospedale Militare di Alessandria,
organizza delle ambulanze che, unitamente a quelle delle consorelle francesi, curano
parte dei feriti della II Guerra di Indipendenza.
Durante la stessa campagna, prestano servizio nelle ambulanze anche le Suore di
Carità dell’Ordine di Santa Giovanna Antida Thouret, anch’esse di origine francese e
della famiglia vincenziana, in Piemonte dal 1828 e che già hanno servito nella campagna
del 1848. Queste suore erano arrivate in Italia, a Napoli, insolitamente insieme ai Fran-
cesi, ma solo perché protette da Madame Mère e dalla regina Carolina Murat. Avevano
poi preso servizio in alcuni ospedali del Mezzogiorno e, nel 1860, prestano assistenza
nelle ambulanze borboniche al Volturno e negli ospedali di Napoli, Capua e Gaeta
insieme alle Figlie di San Vincenzo. Per completare il quadro pre-unitario delle suore
ospedaliere dobbiamo aggiungere le cinque addette all’Ospedale Militare “dei bagni” a
Modena e le dodici addette alle tre sale dell’ospedale militare pontificio, capace di 235
letti e situato a Roma, davanti all’ospedale di Santo Spirito. Nei giorni di Mentana queste
suore curano feriti e malati pontifici, francesi e garibaldini, questi ultimi anche nell’ospe-
dale provvisorio di S. Agata dei Goti, così come parte dei feriti italiani è da loro assistita
dopo il 20 settembre 1870 in un ospedaletto al Gianicolo.
Il 28 febbraio 1871 l’ospedale pontificio è chiuso ma le suore sono ben presto richia-
mate a prestare assistenza nell’Ospedale Militare di S. Antonio, ricavato in un convento
dell’Esquilino, e, chiuso anche quest’ultimo, passano nel 1891 all’Ospedale Militare del
Celio dove resteranno per quasi un secolo. Lo stato unitario, infatti, mantiene in servizio
le suore negli ospedali militari preesistenti e ne richiede le prestazioni nei nuovi ospedali
che vengono organizzati. Così, nella sola Italia Meridionale, le Figlie della Carità sono
presenti, in taluni casi per decenni, negli ospedali militari di Palermo, Messina, Bari,
Chieti e Napoli, qui prima al SS. Sacramento e poi alla Trinità.
Negli ospedali, civili e militari, dell’Ottocento solo le suore di alcune congregazioni,
come appunto le Figlie di San Vincenzo o le “Elisabettine” svolgono le mansioni di in-
fermiera, anche perché non a tutte è permesso curare gli uomini (e i problemi derivanti
da questo divieto si protrarranno nel tempo). Nella maggior parte dei casi, invece, per
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citare le parole di Stefania Bartoloni “alle suore spettava il funzionamento delle corsie.
Come capo-sala registravano i malati, osservavano la distribuzione della dieta e delle
2 Bartoloni S., Per le strade del mondo. Laiche e religiose fra Otto e Novecento, Il Mulino, Bologna, 2007.
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