Page 283 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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III Sessione: L’ASSISTENZA SANITARIA 283
medicine… In poche parole la gestione delle farmacie, dei magazzini e di alcuni servizi
essenziali dell’ospedale faceva sì che nelle loro mani si concentrasse un certo potere che
i medici e le amministrazioni erano disposti a cedere, e a tollerare, in cambio di ordine
ed efficienza”. Più che di pratica infermieristica - scrive sempre la Bartoloni - per tutto
l’Ottocento si deve parlare di assistenza ai malati legata ad un generico lavoro di cura e
basato sul possesso di essenziali cognizioni tecniche.
Pur con queste limitazioni, nel 1902 le religiose, con 4243 elementi, forniscono ai
1241 ospedali italiani quasi il 40% del personale, medici esclusi . A partire dai primi anni
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del secolo, anche per il timore di perdere il contatto diretto con il malato per l’aumento
delle infermiere laiche, le cui scuole si vanno organizzando in quegli anni, anche alcu-
ne congregazioni organizzano corsi per infermiere per le loro suore, come le Ancelle
della Carità a Brescia nel 1905, o è la stessa autorità ecclesiastica a favorire l’apertura di
tali corsi, ed è il caso, a Roma, della Scuola Infermiere San Giuseppe, cui partecipano,
sin dall’inizio, numerose religiose. Il conflitto italo-turco, che nel 1911 vede impiegate
in guerra le prime crocerossine, imbarcate su una nave ospedale, vede anche il primo
impiego, dopo l’Unità, di religiose infermiere. Sono le Suore di Carità dell’Immacolata
Concezione di Ivrea, addette all’ospedale da campo di Tripoli e l’anno dopo a quello
di Bengasi, seguite poi dalle Figlie della Carità, che nel 1912 le sostituiscono a Tripoli e
sono poi a Derna dal 1913.
Siamo così arrivati alla vigilia della Grande Guerra che vedrà impegnato negli ospe-
dali militari, in quelli da campo, di riserva, nelle ambulanze, negli istituti specializzati e
nei convalescenziari un numero non quantificabile, certo qualche migliaio, di suore.
Non sappiamo, infatti, quante congregazioni religiose femminili – ospedaliere o
no – abbiano fornito del personale. Forse solo una ricerca a tappeto da effettuare in
Vaticano presso la Congregazione degli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita
Apostolica potrebbe fornire una risposta, ma si tratterebbe di un’indagine che dovrebbe
esaminare le relazioni di quattro o cinque anni inviate dalle Madri Generali di un nume-
ro, ora imprecisabile, di congregazioni religiose italiane, parecchie decine, forse più di
un centinaio. Un’altra fonte archivistica da utilizzare potrebbe essere la documentazione
relativa alla Sanità Militare durante la Grande Guerra, conservata presso l’Ufficio Sto-
rico dello Stato Maggiore Esercito, ma le circolari (di cui non esiste che una raccolta di
ridottissime dimensioni) ed in genere tutti i documenti non sono suddivisi per materia
ma disseminati nei carteggi delle armate e dei comandi. Solo per quanto riguarda la zona
3 Pascucci I. – Tavormina, La professione infermieristica in Italia, McGraw-Hill, Milano 2001.
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