Page 286 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE: 286
di Napoli il 26 luglio 1915 e l’eccellente cucina delle Suore Dorotee dell’Ospedale da
Campo 007 di Marostica il 17 giugno dell’anno dopo… sempre sperando che anche i
ricoverati potessero fruire dello stesso trattamento.
Un compito insolito, ma svolto con impegno ed ottimi risultati, fu quello assegnato
alle Suore di Carità di Maria Bambina che nel dicembre del ’17 a Venezia, una volta
sgombrato il manicomio femminile cui erano addette, ebbero la responsabilità del con-
trollo del lavaggio e disinfezione di 40 quintali al giorno di uniformi della Brigata Marina
e di altre unità.
Le suore infermiere svolgevano la loro attività in ogni branca ospedaliera, nei labo-
ratori, negli istituti di rieducazione per mutilati e soprattutto, ovviamente, nei reparti di
medicina e di chirurgia degli ospedali. Erano inoltre loro riservati, in pratica, i reparti
ufficiali. Questo perché non si volevano esporre le crocerossine a possibili complicazio-
ni di carattere sentimentale con giovani ufficiali appartenenti in genere alla loro stessa
classe sociale e si pensava che le suore non corressero gli stessi rischi, se non altro per il
loro abito. Anche i turni di notte furono –nei limiti del possibile- una loro prerogativa,
forse per lo stesso motivo. Vennero anche destinate di preferenza agli ospedali per ma-
lattie infettive. Così, ad esempio tre suore di Maria Bambina dell’ospedale da campo 205
di Piove di Sacco dovettero essere isolate in un lazzaretto provvisorio, tra il novembre e
dicembre 1917, per curare i malati di vaiolo nero ed a Treviso, nell’Ospedale Militare di
Riserva, la medesima malattia falciò una suora dello stesso ordine. Assai più numerosi
furono i casi di colera, ben 20.000 con 500 morti, o di meningite cerebro-spinale.
Nell’adempimento della loro missione morirono almeno 34 suore, ma il loro elen-
co è senz’altro incompleto. Morte quasi tutte per malattia, che a giudicare dalle date
di decesso, per parecchie di loro dovrebbe esser stata la “spagnola”, ma c’è un caso di
morte in conseguenza di ferite riportate nello scoppio di una polveriera e di due per un
bombardamento aereo.
Alcune congregazioni religiose, fondate e sviluppatesi quando ancora esisteva il
Lombardo-Veneto, dopo il 1866 avevano alcune case nei territori dell’impero in cui
erano presenti suore italiane “regnicole” così come in alcune case italiane c’erano suo-
re suddite austriache di etnia italiana, ciò che provocò, con la guerra, internamenti ed
espulsioni ma anche l’impiego di suore “straniere” nei nostri ospedali così come quello
di suore italiane, prima del maggio 1915, in ospedali militari austriaci. Fu questo il caso
di otto appartenenti alle Ancelle della Carità invitate nel febbraio di quell’anno dal po-
destà di Levico a prestare assistenza ai feriti austriaci e ciò per due mesi, prima di essere
rimpatriate. Altre suore dello stessa congregazione, suddite austriache di etnia italiana
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