Page 284 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE:                                     284


          di guerra la competenza e la cortesia del direttore dell’archivio ci hanno permesso di
          conoscere dati precisi, anche se limitati ad alcuni periodi.
             Un assaggio delle carte della Direzione Generale della Sanità del Ministero dell’In-
          terno, presso l’Archivio Centrale dello Stato, con una ventina di buste relative ad “Affari
          vari per l’assistenza ai feriti e per il relativo personale” ha dato scarsissimi frutti.
             Dal canto loro, solo pochissime congregazioni hanno accennato, nelle loro pub-
          blicazioni, alla presenza delle sorelle nei nosocomi militari, fornendo solo di rado cifre
          e dettagli, anzi diluendo spesso il servizio presso gli ospedali nell’insieme di opere di
          assistenza prestate in favore della collettività durante la guerra, come refettori, asili ed
          ospitalità per figli ed orfani di richiamati, mense popolari, accoglienza ai profughi.

          La mobilitazione

             In mancanza, al momento, di dati più precisi circa le modalità di chiamata in servizio
          di personale religioso femminile per le esigenze ospedaliere legate alla guerra utilizzere-
          mo le parole di un gesuita, padre Felice Rinaldi, autore di due interventi sulle suore negli
          ospedali militari apparsi sui quaderni del 19 agosto e del 2 settembre 1916 di “Civiltà
          Cattolica”: “I diversi direttori degli ospedali militari e di marina rivolsero caldo appello
          alle superiori religiose di istituti ospedalieri per ottenere un numero sufficiente di suore
          per i numerosi ospedali di riserva o ambulanze dipendenti dai loro ospedali principali.
          Altri direttori, che installavano ospedali nuovi nelle linee più avanzate, rivolsero la stessa
          domanda con termini spiranti illimitata fiducia nello spirito di abnegazione delle suore
          stesse, mentre per altri moltissimi ospedali e specialmente per gli ospedaletti da campo,
          la richiesta venne direttamente dal Ministero della Guerra.”. Ben presto – aggiungeva
          poi il gesuita, sempre con un linguaggio estremamente forbito – le necessità dell’Eser-
          cito avevano reso necessario l’utilizzo anche di personale religioso che fino ad allora era
          stato addetto, nelle congregazioni ospedaliere ed in tutte le altre, a ben diversi compiti,
          specie all’insegnamento, e nessuna suora si tirò indietro, con il pieno incoraggiamento
          delle superiore.
             La Superiora delle “Suore di Ivrea”, ad esempio, sin dallo scoppio della guerra ave-
          va incitato, in una sua circolare “In questi momenti, dunque, se saremo invitate anche
          d’urgenza a trasformare le opere cui siamo addette accettiamo lì per lì” E poi “Le suore
          che si sentono forti e capaci di prestare servizio ai poveri feriti, vedano di non rifiutarsi”.
          Erano infatti le superiore che, una volta ricevuta la richiesta di personale, provvedevano,
          secondo le regole proprie della congregazione, alla sua scelta e, se del caso, alla desi-
          gnazione del relativo incarico. Così, ad esempio, nell’agosto del 1916 la Superiora della








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