Page 287 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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III Sessione: L’ASSISTENZA SANITARIA                                       287


          che prestano servizio in Italia, chiedono invece, ed ottengono, di non essere rinviate in
          Austria. Singolare è il caso delle Suore della Provvidenza di Cormons, guidate dall’ot-
          tantenne superiora Cecilia Piacentini. Queste suore vennero addette nel 1914 al “Reser-
          ve-spital” organizzato nel locale seminario per curarvi malati e feriti austriaci cui, dopo
          la dichiarazione di guerra, vennero ad aggiungersi, dal 10 giugno, i primi feriti italiani.
          Occupata Cormons dal Regio Esercito furono ben presto chieste due suore per l’ospe-
          dale da campo n. 044, posto nelle “Scuole Popolari”, divenute ben presto dieci anche
          se i nostri comandi sospettavano le suore di essere austriacanti. Sospetto rinvigorito dal
          fuoco di artiglieria austriaco che accompagnò l’ispezione in paese di Vittorio Emanuele
          III. Si pensò che nel convento fosse nascosto un telefono collegato con il nemico ed il
          17 luglio i Reali Carabinieri effettuarono una perquisizione a fondo, ovviamente senza
          trovare alcunchè. Fugati i sospetti, altre suore vennero chieste per il nuovo ospedale
          aperto nella scuola annessa al convento e, poi, anche in altri ospedali dei dintorni. In
          seguito le suore curarono di nuovo i soldati austriaci tornati a Cormons dopo Caporetto
          e, dal novembre successivo, ancora una volta gli italiani fino a tutto il 1919 .
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             Le suore prestavano in guerra la loro opera come infermiere, ma erano pur sempre
          delle religiose e già nei due articoli apparsi su “Civiltà Cattolica” prima citati è fatto
          ampio riferimento alla loro opera di apostolato fra i ricoverati – talvolta incontrando
          ovviamente l’ostilità di taluni medici- con felici risultati di riaccostamento alla religione
          e ai sacramenti. Così le Suore di S. Anna potevano segnalare come dei 707 soldati morti
          nell’ Ospedale di Riserva n. 6 “Principe di Napoli” di Roma ben 689 avessero ricevuto
          gli ultimi sacramenti e che, dei rimanenti, 8 fossero morti appena giunti all’ospedale, 3
          non li avessero ricevuti per l’opposizione delle famiglie e 8 perché di altra religione. A
          proposito di altra religione c’è da notare nell’ospedale di via della Pace, a Milano, l’av-
          venuta conversione, ad opera delle suore di S. Maria Bambina, del libico Mohamed ben
          Saad Hafiz, definito soldato, anche se è più probabile che si sia trattato di un operaio
          militarizzato, dato che di militari libici in Italia se ne sono visti, per qualche mese, solo
          in Sicilia.

          In zona di guerra

             Come si è detto dati numerici precisi li abbiamo per i soli ospedali della zona di
          guerra. Sono contenuti nella “Relazione dell’Intendenza Generale del Regio Esercito
          sul funzionamento dell’assistenza femminile delle unità sanitarie” conservata presso

          5  Voce Isontina, Le Suore della Provvidenza in prima linea, Settimanale dell’Arcidiocesi di Gorizia n. 32
             15/8/2015.







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