Page 292 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE:                                     292


          50 suore, è impiegato nell’Ospedale Militare di Riserva “Regina Margherita” di Torino.
          Nel giugno del 1916 erano state richieste 6 suore per la cucina e la dispensa, 2 per il
          guardaroba ed il magazzino, 20 per l’assistenza ai reparti truppa e 2 per i reparti ufficiali,
          poi, gradualmente il loro numero venne portato a 50.
             Le Suore di Carità dell’Immacolata Concezione di Ivrea, ordine ospedaliero con oltre
          mezzo secolo di esperienza in Italia e nel Levante, prestano servizio a Torino nell’Ospe-
          dale di Riserva di Palazzo Reale ed in nove ospedali di Ivrea, oltre che a Napoli, nel loro
          convitto del Carminiello, in cinque ospedali nella zona di Capua e, in zona di guerra, negli
          ospedali da campo n.201 di Borca di Cadore, n. 049 di Recoaro e n. 197 di Salonicco.
          Neanche nel libro dedicato alla loro storia si accenna al numero delle suore impiegate.
             La Superiora delle Francescane Missionarie di Maria sin dall’aprile 1915 mette a
          disposizione dell’autorità militare 100 posti letto a Grottaferrata, nella casa S. Rosa, e 50
          a Roma, nella casa S. Elena. Quaranta suore infermiere della congregazione prestano
          servizio, dal dicembre 1915, in 8 ospedali da campo ed ancora nel 1919 sono presenti
          nell’ospedale da campo n. 015 a Riva del Garda con 10 suore, una delle quali muore
          per malattia. Anche a Milano e Firenze dei locali della congregazione sono trasformati
          in ambulanze e le suore sono pure chiamate a prestar servizio in ospedali della Croce
          Rossa a Firenze e a Napoli.
             Dei numeri, finalmente, ce li forniscono altre Francescane, le Terziarie Francesca-
          ne Elisabettine di Padova che in 250 hanno prestato servizio in più di trenta strutture
          ospedaliere, prevalentemente in Veneto. Dieci nella sola Padova, tra cui un ospedale
          contumaciale, due reparti ufficiali e la casa di cura del Professor Borghesini, in cui sono
          ricoverati soldati con problemi mentali ed in cui trovano la morte durante un bom-
          bardamento aereo due suore. Le Elisabettine sono inoltre presenti in Toscana, in due
          strutture a Siena e tre a Firenze, all’ospedale Davia di Bologna ed a Nervi.

          Dopo la guerra

             L’epidemia di spagnola, concomitante con la fine del conflitto, mise a durissima
          prova il sistema sanitario militare ed il personale addetto. Molte suore morirono in con-
          seguenza di questa epidemia. Solo nei primi mesi del 1919 ebbe inizio la chiusura delle
          strutture sanitarie militari, chiusura destinata, per la cura di particolari categorie di malati
          e mutilati, a protrarsi fino all’autunno (le suore di Maria Bambina assistono i prigionieri
          austriaci invalidi a Monza fino a settembre) o addirittura per qualche anno, come si è
          accennato trattando delle Figlie di Sant’Anna o com’è il caso delle Figlie della Carità che
          nel 1920 assistono i mutilati nell’ospedale Ascalesi di Napoli.








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