Page 293 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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III Sessione: L’ASSISTENZA SANITARIA                                       293


             C’era poi il gravissimo problema degli orfani di guerra e molte congregazioni reli-
          giose se ne assunsero l’incarico un po’ in tutta Italia, per il Veneto basterà citare, tra le
          altre, le Figlie di Sant’Anna a Bassano e le suore di Maria Bambina a Montebelluna, dove
          vennero ospitati 600 bambini.
             Un istituto particolare venne organizzato a Portogruaro da Monsignor Celso Co-
          stantini, futuro cardinale, per dare ospitalità e futuro ai “figli della guerra”, nati da stupri
          o da brevi amori di soldati austriaci nelle terre occupate dopo Caporetto, che la ripro-
          vazione sociale e, spesso, il ritorno dei mariti dalla guerra rendevano impossibile per le
          madri il continuare a tenerli con loro. Furono oltre 350, un numero non eccessivo anche
          a causa di un’elevata mortalità infantile, i piccoli accolti nell’ “Istituto San Filippo Neri
          per la prima infanzia”, divenuto poi “dei Figli della Guerra”. Qui dapprima le suore del-
          la Carità, poi quelle di Maria Bambina, si presero cura dei piccoli fino al 1928, quando,
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          cresciuti, vennero distribuiti in altri orfanotrofi della regione .
             Ugualmente alle suore venne affidata la gestione di particolari istituti destinati a du-
          rare nel tempo, come, ad Arosio, l’istituto “Anna Borletti” per i grandi invalidi, che finì
          nel secondo dopoguerra per ospitare i “mutilatini” di don Gnocchi, o la “Villa Mater” a
          Rivoli, casa di riposo per madri e vedove di caduti e, in seguito, anche di padri o, su un
          piano meno drammatico, il “Rifugio De Farro” a Rocca di Papa per la villeggiatura delle
          vedove di guerra, affidato alle Terziarie Francescane Elisabettine.
             Nel complesso l’opera svolta durante la guerra dalle religiose negli ospedali militari
          non venne adeguatamente apprezzata. Tre medaglie di bronzo al valor militare e qual-
          che croce di guerra, anche se magari appuntata dal Maresciallo Giardino qualche anno
          dopo, oltre a medaglie di benemerenza accordate dalla Croce Rossa o da qualche altro
          ente non sono certo bastate per riconoscere i meriti di queste donne.
             A differenza di quello delle crocerossine, che avevano dalla loro la Duchessa d’Ao-
          sta e, in qualche caso, le loro influenti famiglie, l’operato delle suore non venne sorretto
          e messo in luce dall’unica autorità in grado di farlo, la Chiesa. D’altra parte, la “questione
          romana” era ancora aperta e, pur se la partecipazione dei cattolici- e, nel caso delle suo-
          re, delle cattoliche- alla guerra aveva avvicinato le due parti in contrasto, questo non era
          stato ancora sanato. La Santa Sede, inoltre, era e doveva mostrarsi neutrale nei confronti
          di tutte le nazioni in guerra. Ci si limitò quindi ad apprezzare la generosità, l’abnegazio-
          ne e la carità cristiana delle religiose, conformi alle tradizioni ed ai precetti della Chiesa


          9   Sandron R., L’Istituto San Filippo Neri per i figli della guerra in Portogruaro e la Grande Guerra.Memorie di un
             conflitto 1918-2008, catalogo della mostra a cura di Imelde Rosa Pellegrini, Ugo Perissinotto, Roberto
             Sandron, Comune di Portogruaro, 2008.







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