Page 291 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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III Sessione: L’ASSISTENZA SANITARIA                                       291


          congregazione “L’ Istituto delle Suore di Carità fondato in Lovere dalle Beate Bartolo-
          mea Capitanio e Vincenza Gerosa” ci fornisce dati assai parziali per quanto concerne il
          personale, menzionando solo 180 suore attive in qualche decina di ospedali del Veneto
          e della Lombardia, in uno dei quali è ricoverato anche il caporale Benito Mussolini. Solo
          a Milano sono presenti in dieci strutture ospedaliere, a Lodi, nell’Ospedale di Riserva
          “S. Francesco” prestano servizio nelle sale di medicina e chirurgia, nel reparto infettivi,
          nel guardaroba e nella cucina, oltre al servizio di guardia diurna e notturna ed alla sala
          ufficiali. In Veneto sono negli ospedali di S. Giorgio di Nogaro, Avio, Piove di Sacco,
          Campo di Onè, San Donà (forse è quello della canzone “Cara suora, cara suora son
          ferito…”) e Crespano. Qui la superiora, con 9 suore, rifiuta di sgombrare con la po-
          polazione e rimane per quasi un anno con l’Ospedale da Campo n. 116 sottoposto al
          fuoco dell’artiglieria austriaca. Dieci croci di guerra premieranno il loro comportamen-
          to. Dopo Caporetto parte delle 964 suore delle terre invase segue l’esercito in ritirata
          e viene riutilizzata negli ospedali delle Marche e della Toscana. L’epidemia di spagnola
          falcia ben 120 sorelle della congregazione, non sappiamo però se e quante di costoro
          prestassero servizio negli ospedali militari.
             Il libro “Le Ancelle della Carità nella Grande Guerra”, edito a Brescia nel 1929, traccia
          la storia della congregazione in quei difficili anni. Presente da molto tempo negli ospedali,
          da una decina d’anni la congregazione ha istituito a Brescia una scuola teorico-pratica per
          infermiere, così già il 26 maggio 1915 può far partire per l’Ospedale Militare di Udine 7
          suore ed il 27 altre 5 per Palmanova e 3 per San Daniele. Ad ottobre sono in 106 a pre-
          stare servizio negli ospedali militari del Friuli mentre nelle altre province del Veneto ce ne
          sono un centinaio. Tre suore dell’Ospedale Militare di Udine che, sotto bombardamento
          aereo nemico, hanno portato in salvo i feriti loro affidati sono premiate dalla Fondazione
          Carnegie con una medaglia d’argento e 400 lire. Sempre a Udine altre tre suore rimangono
          ferite nell’esplosione del deposito di munizioni di Sant’Ubaldo e due di esse, per il loro
          comportamento, meritano la medaglia di bronzo al valor militare. Nella ritirata al Piave
          solo una parte delle suore segue le nostre truppe, all’ospedale di Udine, ad esempio, due
          suore restano con i feriti intrasportabili mentre le altre, con una vera e propria odissea,
          riescono a raggiungere Milano con i feriti loro affidati.
             Le Figlie di Maria Ausiliatrice sono presenti in 29 ospedali militari in Italia ed uno
          all’estero. Anche nel libro di Grazia Loparco “Le Figlie di Maria Ausiliatrice nella società
          italiana 1900-1922” non sono quantificate, se non parzialmente, le suore impegnate in
          questi ospedali dislocati in massima parte in Piemonte e, in certa misura, in Lombardia
          e Veneto, con tre suore al presidio militare di Catania. Il nucleo più consistente, fino a








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