Page 320 - Il 1916 Evoluzione geopolitica, tattica e tecnica di un conflitto sempre più esteso - Atti 6-7 dicembre 2016
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320           il 1916. EvoluzionE gEopolitica, tattica E tEcnica di un conflitto sEmprE più EstEso


             cercato di declinare questi rapporti nel più ampio e paradigmatico incontro/scon-
             tro tra i poteri della corona e quelli della classe dirigente liberale, vero e proprio
             nodo della storia dell’Italia monarchica. Se non è questa la sede per affrontare il
             vasto tema dei caratteri della monarchia in Italia, occorre sottolineare che al re,
             a norma dell’art. 5 dello Statuto Albertino, era demandata, tra le altre cose, sia
             la gestione della politica estera, sia il controllo delle forze armate. Poteri questi
             che non erano solo formali, ma che vennero sempre esercitati dai sovrani sabau-
             di, anche nel momento della maggiore compressione di essi durante il periodo
             fascista . In effetti, le forze armate come la politica estera erano considerate una
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             “riserva di caccia” del sovrano, sulle quali non si volevano intromissioni del
             mondo politico. Per quanto riguarda l’esercito, avvicinandoci al soggetto princi-
             pale del nostro saggio, il legame tra esso e la corona era sempre stato solido; al
             di là della volontà dei Savoia di accreditarsi come dinastia guerriera, vi erano dei
             motivi concreti che giustificavano il legame tra le due istituzioni.
                Come ricordato da Paolo Colombo, «corona ed esercito sono vicendevol-
             mente indispensabili. La prima garantisce al secondo il flusso vitale di risorse
             finanziarie, l’elevatezza di status e la centralità politica; il secondo è per la prima
             mezzo imprescindibile della conquista nazionale, assicurazione di mantenimen-
             to dell’ordine, via di socializzazione primaria per la popolazione maschile (e
             dunque per i cittadini politicamente attivi)» . L’ingerenza del re non si limitava
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             alla scelta dei ministri della Guerra e della Marina, che erano fra l’altro militari
             di carriera e, dunque, «legati per ciò stesso da giuramento di fedeltà assoluta
             ad un monarca verso il quale si trovano per di più in posizione di inferiorità
             gerarchica» , ma questa intromissione si estendeva dai bilanci della Guerra e
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             della Marina ai progetti di riforma dell’esercito, dai regolamenti militari alla for-
             mazione dei corpi . Certo, se è vero che la classe dirigente si disinteressò sovente
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             delle questioni di carattere militare , favorendo l’azione del re, queste intromis-
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             sioni ebbero degli importanti risvolti interni. Non solo, infatti, il fallimento del
             tentativo di Giuseppe Zanardelli di formare il governo, dopo la caduta di Gio-
             vanni Giolitti nel 1893, dipese più dai suoi desideri di ridurre le spese militari



             3  P. Colombo, La monarchia fascista 1922-1940, il Mulino, Bologna, 2010.
             4  P. Colombo, Le prerogative militari e internazionali della monarchia costituzionale sabauda:
                alcuni spunti di riflessione, in G. Guazzaloca (a cura di) Sovrani a metà. Monarchia e legitti-
                mazione tra Otto e Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009, p. 203.
             5  P. Colombo, Il re d’Italia. Prerogative costituzionali e potere politico della corona (1848-
                1922), Franco Angeli, Milano, 1999, p. 312.
             6  «3 settembre 1893 – Si dichiara contrario [Umberto] all’abolizione del cavallo pei capitani di
                fanteria per ragioni d’ordine morale. E così pure si dichiara contrario alla diminuzione degli
                assegni ed a tutto ciò che deprime il morale. Meglio, dice, fare un forte in meno», P. Paulucci,
                Alla corte di re Umberto. Diario segreto, Rusconi, Milano, 1986, p. 81.
             7  F. Mazzonis, La Monarchia e il Risorgimento, il Mulino, Bologna, 2002, p. 115.
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