Page 367 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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VI Sessione - Altri aspetti del 1919                                  365




                 L’eroismo è per lui il disprezzo della vita di fronte a un ideale più grande.
                 Considerato l’unico rivoluzionario italiano dei suoi tempi da Lenin, e da molti
              critici definito “novello Giuseppe Garibaldi”, per il suo ardimento e la sua portata
              socialista dagli echi mazziniani e garibaldini, egli è un oppositore dell’espansioni-
              smo capitalistico. Definisce “divoratori di carne cruda” coloro che sono animati
              da quegli impulsi!
                 ‹‹La lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, - scrive il Nostro - portano il pe-
              ricolo delle più terribili conflagrazioni marziali››. Diremmo oggi che sono parole
              profetiche, se pensiamo alla Guerra Fredda e al martoriato Medioriente.
                 Noto per la sua famosa espressione della “vittoria mutilata”, d’Annunzio con-
              tribuisce alla definizione di una vera e propria mistica patriottica, che valorizza
              simboli quali la bandiera e i riferimenti religiosi.
                 Già il 15 gennaio 1919, nella Lettera ai Dalmati, pubblicata sulla Gazzetta di Ve-
              nezia e sul Popolo d’Italia, il Vate afferma che ‹‹dopo aver combattuto per la più
              grande Italia, ora vogliamo l’Italia più grande, poiché abbiamo preparato lo spazio
              mistico per la sua apparizione ideale››, riferendosi appunto alle terre adriatiche.
                 Nell’idolo dell’Italia “più grande” è insito il mito della “nazione grande” per
              la quale si vuole combattere.
                 Ancora il 25 aprile 1919, in merito al non riconoscimento del Patto di Londra,
              e contro l’atteggiamento della diplomazia italiana, egli pronuncia un discorso pub-
              blico che prelude allo spirito di Fiume, attraverso un richiamo esplicito alla ban-
              diera  e  alla  sua  simbologia,  trattando  del  ricordo  degli  “splendori  della
              Serenissima” e citando i morti della Grande Guerra.
                 Emerge, sin da qui, una concezione mistica della patria, capace di sublimare
              le differenze in un concetto astratto e mitopoietico, che si presenta come valore
              universale.
                 La patria è allora un insieme di spiriti pronti a sacrificare la vita per essa. Così
              la conquista della dignità nazionale passa attraverso l’azione rivoluzionaria, oltre-
              passando i meccanismi della politica e della diplomazia.
                 L’oratoria dannunziana si costituisce quindi come centro propulsivo di ideali
              e di azioni, ma anche come fondamento di una svolta politico-sociale determi-
              nante nella storia.
                 Ad alimentare il mito della patria così intesa contribuisce anche un’altra carat-
              teristica dell’impresa fiumana, che è l’esaltazione della giovinezza, già portata
              avanti dai futuristi.
                 L’impresa fiumana è anche condotta contro il vecchio ordine esistente nel-
              l’Europa occidentale, ed è attivata in nome della creatività e della virilità giovanile.
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