Page 368 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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366          Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione




              Il Nostro parla infatti di «giovinezza creatrice della nazione» in riferimento al sol-
              dato, definito ancora «vittorioso in quanto vera coscienza della nazione libera».
                 Giovinezza è del resto l’inno degli Arditi con d’Annunzio a Fiume, certo una
              giovinezza eversiva, assetata e mossa da una patria “altra”, che non riconosce
              come proprie le condizioni di uno Stato liberale italiano, ma le avverte come freno
              inibitore proprio di quelle energie dell’Italia giovane.
                 Il Vate si rivolge appunto a quella «giovinezza incorruttibile d’Italia» per l’oc-
              cupazione di Fiume.
                 È ancora il già citato Fabio Todero che infatti narra come Fiume sia per molti
              giovani dell’epoca una sorta di nuova Gerusalemme da liberare, una liberazione
              attraverso la quale si deve realizzare poi la liberazione dell’Europa tutta.
                 Quella minoranza di Arditi diventa allora minoranza eroica e consapevole, ca-
              pace di scavalcare le volontà dei governanti per obbedire solo ad un sentimento
              di patria intesa in modo diverso.
                 Il legame con i legionari a Fiume si definisce dunque come un sentimento
              unico in una dimensione religiosa. Non è un caso ad esempio se, nel corso degli
              anni, l’entrata a Fiume è stata paragonata persino alla Domenica delle Palme op-
              pure se il Natale di sangue è stato accostato simbolicamente alla Passione, e via
              dicendo ...
                 Senza giungere a colorite ed estreme analogie, non si può tuttavia non notare
              che la religione della patria portata avanti da d’Annunzio a Fiume velocemente si
              connota di idolatria.
                 Sul piano pubblicistico ed iconografico, l’idolo d’Annunzio proclama Fiume
              come è stata, in precedenza, proclamata Roma sull’Altare della patria.
                 Nello scenario fiumano, il discorso patriottico dannunziano, pronunciato nel
              giorno dell’ingresso a Fiume, definisce la città facendogli assumere le vesti di un
              «focolare», poi di un «altare», poi ancora di un «tumulo».
                 Allo stesso tempo, il Vate è protagonista e attore primario del rapporto con la
              folla.
                 Il soldato caduto, la bandiera, la fiamma, i luoghi del passato, come detto, quali
              Roma e Venezia, innalzano d’Annunzio ad un eroismo assoluto, percepito come
              tale dalle masse.
                 La patria diviene sacra e inviolabile anche perché, nell’oratoria dannunziana,
              assume un forte valore simbolico il tema del sacrificio: la città di Fiume offre il
              sacrificio dei legionari alla patria, divenendo sinonimo dello stesso nelle fiamme
              purificatrici.
                 Insieme ad uno spirito diremmo “dionisiaco”, Fiume manifesta una perfetta
              armonia fra amor patrio e passione civile rivoluzionaria.
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