Page 362 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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360 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
Tittoni, come si vede, nel suo proposito di salvare il precario appeasement con
Venizelos, era ormai a sua volta in una condizione di forte isolamento, giacché i
comandi militari italiani avevano ben altre intenzioni e sapevano che anche i loro
colleghi britannici e francesi erano come minimo dubbiosi sulla politica concepita,
con l’avallo di Wilson, da Lloyd George. Bisogna ribadire che il contrasto princi-
pale in quei mesi non fu tanto tra i rappresentanti politici e militari delle varie po-
tenze interessate, ma tra chi vedeva con i propri occhi quel che stava succedendo
e chi no.
Il rapporto finale della Commissione Smirne, datato 14 ottobre, iniziò a essere
discusso a Parigi nel corso della riunione dell’8 novembre. Fu una seduta sor-
prendente e drammatica. Clemenceau e De Martino (che quel giorno sostituiva
Tittoni) vi parteciparono convinti di poter infliggere un colpo decisivo alle am-
bizioni greco-britanniche. Il primo disse che Smirne non poteva essere lasciata ai
greci; il secondo chiese che fosse rispettata l’integrità della Turchia e che si rico-
noscesse il buon operato delle truppe italiane. Violentissima e inaspettata, scattò
la controffensiva britannica: il sottosegretario Crowe accusò la Commissione di
aver travalicato i suoi compiti e difese la necessità della presenza militare greca in
Anatolia; Venizelos chiese la pura e semplice invalidazione dei risultati dell’in-
chiesta e offrì 12 divisioni belle e pronte per sgominare una volta per tutte i ke-
malisti. Fu quella la prima volta che Venizelos, spalleggiato dalla Gran Bretagna,
esplicitò la sua intenzione di risolvere manu militari il groviglio politico della que-
stione turca. Esterrefatti, né Clemenceau né De Martino riuscirono a replicare
efficacemente. Si era prodotto, infatti, un circolo vizioso: in base all’armistizio,
gli Alleati avevano il diritto di occupare parti dell’Anatolia per tutelare i propri
interessi, che estensivamente furono interpretati come minacciati lì dove ci fosse
mancanza di ordine pubblico, illecita azione armata da parte turca e pericolo per
i residenti non musulmani. Ora l’Anatolia egea stava precipitando nel caos e nella
violenza. Certo, stava precipitando nel caos e nella violenza a causa dell’invasione
greca. Ma, se non volevano ammettere apertamente di aver commesso un errore
nel permettere lo sbarco greco a Smirne e la successiva estensione dell’occupa-
zione greca, se non volevano ammettere apertamente che per i propri interessi la
miglior cosa era il ritiro delle truppe greche, gli Alleati e l’Associato dovevano in
buona sostanza compiere un massiccio investimento in termini di risorse econo-
miche e di truppe sul campo per debellare le forze irregolari – ma ormai anche
zona di egemonia prefigurata per l’Italia, cosicché i comandi britannici avevano senza difficoltà
consentito a questo turn over.

