Page 361 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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VI Sessione - Altri aspetti del 1919                                  359




                 Mentre si perdeva tempo sui mandati, la Commissione Smirne lavorava alacre-
              mente, e molto presto si seppe che le conclusioni dell’inchiesta si avviavano a es-
              sere del tutto sfavorevoli alla Grecia. Questo non deve stupire, perché se in sede
              politica, di Conferenza di pace, l’Italia era sostanzialmente isolata, tra i militari, e
              più in generale tra le autorità fisicamente presenti in Turchia, a essere sostanzial-
              mente isolata era la Grecia. In altre parole, anche i comandanti britannici e fran-
              cesi erano consci del fatto che l’occupazione di Smirne era stata un tragico errore
              e non avevano alcuna intenzione di occultare o minimizzare quel che era effetti-
              vamente successo. Benché ostentasse il contrario, Venizelos era preoccupato,
              tanto che più volte avanzò – senza successo – contestazioni formali e sostanziali
              sull’operato dei commissari. Più volte Tittoni, sotto la spinta delle lamentele di
              Venizelos, ammonì il commissario italiano, il maggiore Dallolio, ad attenersi ai li-
              miti dell’inchiesta, ma il suo esito politico appariva inevitabile: Tittoni aveva ri-
              conosciuto le occupazioni elleniche per farsi riconoscere quelle italiane, ma il
              risultato sempre più prevedibile del lavoro della Commissione era una condanna
              politica dell’opportunità che in Anatolia ci fosse una qualsivoglia occupazione
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              greca (così invece non sarà, come vedremo). In un importante rapporto datato
              17 agosto, il generale Bongiovanni, allora capo del Corpo di spedizione italiano
              in Asia Minore, scrisse a chiare lettere che secondo comune parere non ci sarebbe
              mai stata pace in Turchia con le truppe elleniche a Smirne, che il prestigio di Mu-
              stafa Kemal e l’iniziativa armata dei nazionalisti turchi crescevano di giorno in
              giorno e che i soldati italiani stanziati a Konya rischiavano di trovarsi esposti, nel
              giro di poco tempo, a gravi pericoli. Non nascose, infine, il suo proposito di oc-
              cupare anche il versante greco del bacino del Meandro, a meno che non passasse
              sotto il controllo di un’altra potenza. 16


              15  Cfr. AN, f. 148, tel. n. 1224 Parigi, Tittoni a Bongiovanni; f. 148, tel. n. 1228 Parigi, Tittoni a Senni
                 (console italiano a Smirne); f. 147, tel. n. 2804 Atene, 4 settembre, Nani Mocenigo (primo se-
                 gretario di legazione ad Atene) alla DICP; f. 148, 1257 Parigi, 7 settembre, Tittoni a Maissa,
                 Senni, ecc.; f. 98/3 6299 Parigi, 30 settembre, Scialoja (il delegato che non molto dopo avrebbe
                 preso il posto di Tittoni nel governo Nitti) a Nitti e a Tittoni; f. 147, 2908, 4 ottobre, Tittoni alla
                 DICP;  Archivio  Storico  e  Diplomatico  del  Ministero  degli  Affari  Esteri  (d’ora  in  poi
                 ASDMAE), fondo Affari Politici, f. 7736 3210 Parigi, 517 e 518 Roma, 2 e 4 ottobre, Tittoni
                 a De Martino per Dallolio e De Martino a Tittoni; DBFP, vol. II, p .7-8 e 222.
              16  ASDMAE, fondo Affari Politici, f. 7733, tel. n. 2527 da Rodi, Bongiovanni al Ministero degli Affari
                 Esteri. A Konya le truppe italiane, comandate dal colonnello De Bisogno, non si trovavano in
                 veste di occupanti ma, ai sensi dell’armistizio, di legittimi supervisori della smobilitazione del-
                 l’esercito ottomano. In ciò avevano sostituito il contingente britannico. Konya rientrava nella
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