Page 393 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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VI Sessione - Altri aspetti del 1919                                  391




              perorata dall’economista Vincenzo Giuffrida (alto funzionario preposto agli ap-
              provvigionamenti insieme a Gaetano Pietra, statistico, capo degli uffici Studi e
              Statistica e Distribuzione dei Cereali dal dicembre 1914, poi, dall’aprile 1917, pre-
              sidente della delegazione a Washington per gli approvvigionamenti alimentari,
              commerciali e agricoli) e da altri, secondo i quali la teoria classica, che vede nelle
              oscillazioni dei cambi un fattore di equilibrio automatico influenzando in senso
              opposto importazioni ed esportazioni, non opera in situazioni di guerra in cui i
              flussi sono condizionati da altri fattori.
                 La linea dirigista prevalse a partire dal 1917, dopo la disfatta di Caporetto, a
              opera del nuovo ministro del Tesoro Francesco Saverio Nitti, che propugnava la
              necessità di centralizzare a scopi bellici ogni risorsa nazionale, e di ridurre i mar-
              gini di profitto dei fornitori, persuaso che la caduta della lira fosse in realtà da at-
              tribuire alle manovre speculative delle banche. Allo scopo di centralizzare ed
              esercitare il controllo sui cambi venne creato un apposito istituto – l’INCE (Isti-
              tuto Nazionale Controlli Esteri) – la cui attività però non risultò sufficiente.
                 L’inversione di tendenza e una rivalutazione e stabilizzazione della lira si rea-
              lizzarono solo nella seconda metà del 1918 con la messa a punto della coopera-
              zione finanziaria con gli USA. All’INCE venne affiancato a Washington un GTA
              (Gruppo Tecnico degli Approvvigionamenti) con il compito di controllare e co-
              ordinare il flusso delle merci e i mercati di riferimento con le eventuali possibili
              oscillazioni dei cambi.
                 La fine delle ostilità trovò il debito come uno dei principali problemi della ri-
              costruzione postbellica, non solo i debiti imposti ai Paesi sconfitti a titolo di “ri-
              parazioni” ma anche i debiti tra Paesi alleati. Di fatto gli USA risultavano l’unico
              Paese creditore, di fatto l’unico vincitore; Francia e Inghilterra, pesantemente in-
              debitate con gli USA, la prima anche con l’Inghilterra, la seconda solo con gli
              USA, erano però anche creditrici verso altre potenze europee. L’Italia, pur vitto-
              riosa, risultava esclusivamente debitrice con l’Inghilterra e gli USA.
                 Il già citato economista Keynes aveva chiaramente individuato la soluzione
              del problema nella cancellazione dei debiti interalleati che, qualora non annullati,
              avrebbero causato un’inaccettabile pressione sulla Germania sconfitta, costretta
              a pesantissimi pagamenti a titolo di riparazioni di guerra, compromettendo lo
              sviluppo dell’intera Europa.
                 Il trattato di pace di Parigi, contrariamente all’ipotesi Keynes, impose invece
              alla Germania delle riparazioni pesantissime; inoltre nel 1921 l’elezione del pre-
              sidente degli USA, con la salita al potere del presidente repubblicano Howard al
              posto del democratico Wilson, determinò una forte tendenza isolazionista degli
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