Page 391 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
P. 391
VI Sessione - Altri aspetti del 1919 389
prestiti nazionali, in momenti significativi rispetto all’andamento delle vicende
belliche: immediatamente dopo lo scoppio della guerra, per fare leva sull’entu-
siasmo interventista; nel 1915, quando si pensava alla necessità di sostenere lo
sforzo offensivo; nel 1917, prima e dopo la disfatta di Caporetto, quando occor-
reva unire tutti i capitali, economici ed etici, contro il pericolo di un doloroso tra-
collo. Un sesto prestito venne poi emesso, con i medesimi criteri e con uguale
spirito, in fase di avvio della ricostruzione postbellica.
L’emissione del debito interno fu caratterizzata da una propaganda massiccia
nel Paese, basata su veri e propri studi di psicologia applicata e con l’individua-
zione di nuovi soggetti referenti del debito stesso, quali donne e bambini. In par-
ticolare, si propagandava il fatto che le azioni in genere causano una soddisfazione
di tipo etico e una di tipo materiale, per lo più economica: la sottoscrizione del
prestito rispondeva a queste due esigenze attraverso la partecipazione possibile
allo sforzo bellico del Paese da parte dei singoli cittadini e al tornaconto econo-
mico fornito dai tassi di interesse del prestito. Inoltre si faceva leva sulle donne
quale naturale gestore del risparmio familiare e ai bambini si chiedeva di sostenere
moralmente lo sforzo dei padri e dei fratelli più grandi o degli amici, rinunciando
a forme di divertimento o a piccoli risparmi.
Tale situazione era espressa chiaramente nell’espressione: il cuore e il portafoglio.
Tra le motivazioni per aderire alla sottoscrizione nazionale, dopo il 1917 ne venne
aggiunta un’altra, identificando la partecipazione al finanziamento del debito quale
mezzo di raggiungimento della pace. Se queste furono le condizioni del debito
interno, ben più significativo e decisivo fu l’indebitamento estero, realizzato prima
con l’Inghilterra, come sancito nel trattato di Londra dell’aprile 1915, poi dal 1917
(quando l’Inghilterra non fu più in condizione di sostenere tale onere finanziario)
con gli USA, dove fu fondamentale il ruolo personale svolto dai funzionari pub-
blici a ciò delegati nelle relative trattative.
Quando l’Italia sanzionò la sua entrata in guerra si pose il problema, già a par-
tire dal 29 maggio 1915, dei pagamenti delle forniture in condizioni di tenuta del
cambio. Ciò si realizzò proprio attraverso l’indebitamento pubblico, e compo-
nente importante e decisiva dell’indebitamento complessivo fu il ricorso a prestiti
esteri delle potenze alleate, che servirono a finanziare le importazioni senza ero-
gazione di valuta, garantendo così la tenuta del cambio, e quindi a finanziare il
forte deficit della bilancia commerciale, appesantito dalle necessità belliche e non
più compensato, come in precedenza, da rimesse degli emigranti ed entrate turi-
stiche. L’incidenza del debito pubblico totale sul PIL salì dall’80% del 1914-1915
al 160% del 1919-1920.

