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40 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
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Armi e Munizioni, era passata alla Direzione degli Approvvigionamenti del Com-
missariato Generale per l’Aeronautica, attiva a Torino dal 1° maggio 1918.
L’organizzazione operativa, al cui vertice era il Comando Superiore di Aero-
nautica, costituito l’11 marzo 1918 e affidato al maggior generale Luigi Bongio-
vanni, vedeva schierate sul fronte italiano 55 squadriglie e 8 sezioni – delle quali
2 di idrovolanti – con altre 2 squadriglie in Francia, 3 in Albania, 2 in Macedonia
e 3 in Libia. La difesa aerea impegnava 3 squadriglie e 5 sezioni in Lombardia ed
Emilia, e altre 12 squadriglie e 7 sezioni sul resto del territorio nazionale. In ter-
mini di macchine, dall’Astico al mare, erano pronti a entrare in azione 398 velivoli
nazionali, dei quali 187 caccia, 159 ricognitori e 52 bombardieri, mentre sul resto
del fronte, presidiato dalla 1ª e dalla 7ª Armata, erano disponibili soltanto 20
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caccia e 32 ricognitori. Sempre sul territorio nazionale, la difesa aerea disponeva
di 37 velivoli tra Lombardia, Veneto ed Emilia e di 113 sul resto del territorio na-
zionale, ai quali si aggiungevano altre 12 macchine assegnate a enti addestrativi.
Con i 96 velivoli in deposito a disposizione del Comando Supremo, il totale com-
plessivo era di 817, un numero che non comprende i velivoli in forza ai reparti
operanti fuori del territorio nazionale, quantificabili in una sessantina, quelli in
dotazione alle scuole di volo e presso i centri formazione squadriglie, e quelli ac-
cantonati nei depositi al di fuori della zona di guerra. I dirigibili in servizio erano
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3 Il 16 giugno 1917, con il r.d. n. 980, il Ministero della Guerra, alle cui dipendenze erano nella
loro interezza i servizi aeronautici, si divise in due dicasteri, dando vita al Ministero per le
Armi e Munizioni che, oltre a ereditare tutte le attribuzioni del Sottosegretariato per le Armi
e Munizioni, prese alle sue dipendenze anche la Direzione Generale d’Aeronautica, fino ad
allora dipendente dal Ministero della Guerra.
4 Ai 450 velivoli nazionali si aggiungeva il contributo degli Alleati, con 34 caccia e 29 ricognitori
britannici, 4 caccia e 18 ricognitori francesi. I dati relativi alla consistenza delle forze aeree
del Regio Esercito durante la battaglia di Vittorio Veneto variano, sia pure di poco, a seconda
delle fonti.
5 A fronte di tali numeri, anche se tenendo conto di queste altre componenti il totale potrebbe
essere rivisto al rialzo, proiettando l’aviazione del Regio Esercito verso il numero di 1381 ve-
livoli indicato dalla relazione ufficiale (STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO, UFFICIO
STORICO, L’Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918), vol. V: Le operazioni del 1918,
tomo 2, La conclusione del conflitto, p. 1066), non appare giustificata la cifra di circa 6000 velivoli
disponibili alla fine del 1918, a fronte di una produzione totale, dal 1915 a tutto il 1918, di
circa 12.000 macchine. L’errore è probabilmente derivato dall’utilizzo del dato relativo alle
macchine costruite nel 1918, quantificate in 6518 a fronte di 382 nel 1915, 1255 nel 1916,
3861 nel 1917 (DIREZIONE TECNICA AVIAZIONE MILITARE, UFFICIO PRODU-
ZIONE, Sviluppo della produzione aviatoria militare nel quadriennio 1915-1918, pubblicata in ap-

