Page 89 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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I Sessione - Aspetti militari 87
In apparenza si trattava di un complesso imponente che aveva permesso, ol-
tretutto, di vincere la Grande Guerra sul mare e, in proiezione, anche sulla terra.
La prima lezione che dovrebbe essere sempre tenuta presente è semplicemente
questa: una flotta è lo strumento che la Marina deve approntare, addestrare e svi-
luppare in funzione dell’obiettivo che le viene assegnato dal potere politico,
l’unico deputato a prendere le decisioni del caso. Certo, gli esecutivi di turno cam-
biano con notevole frequenza e durante il periodo compreso tra il 1919 e il 1922
a Roma se ne succedettero ben cinque, spesso radicalmente diversi tra loro e fe-
rocemente opposti quanto a segno e ideologie – si pensi soltanto a tre figure sto-
riche come quelle di Orlando, Nitti e Giolitti, per terminare poi con Mussolini.
Gli interessi permanenti della comunità di lingua italiana, tuttavia, non mutano a
seconda delle febbri ideologiche di turno. La
gente aveva (e ha) la necessità di mangiare al-
meno due volte al giorno, di scaldarsi, vestirsi
e di vivere trasformando, col proprio lavoro,
quello che non è reperibile in Italia in quantità
economicamente apprezzabili (petrolio, car-
bone, gomma, ferro, rame, ecc.) mediante un
doppio movimento, sempre via mare, di impor-
tazione ed esportazione. La politica navale, per-
tanto, non cambia nonostante il variare, negli
anni, dei colori ostentati dai governi di turno.
Quale era, dunque, l’obiettivo politico asse-
gnato, nel 1919, alla Regia Marina e in funzione
del quale le risorse esistenti e future andavano dirette? Caduta in mano italiana la
flotta austro-ungarica, il controllo dell’Adriatico era di fatto assicurato. Anche nel
caso, giudicato tutt’altro che remoto tra il 1919 e il 1940, di invio di rinforzi fran-
cesi in aiuto della futura flotta jugoslava, non sarebbe stato infatti logisticamente
possibile far operare dalla Dalmazia che reparti leggeri formati, tutt’al più, da in-
crociatori e cacciatorpediniere oltre, naturalmente, ai sommergibili.
Già, la Francia. Secondo i sacri testi, tutti ripresi uno dall’altro, andati per la
maggiore tra gli anni Cinquanta e quelli Ottanta, si sarebbe trattato del nemico
naturale dell’Italia reduce dalla Grande Guerra, tanto da costringere, inevitabil-
mente, la Marina italiana a svilupparsi, tra le due guerre, sulla falsariga della Marine
Nationale. In realtà, e qui sta l’errore citato in precedenza, basta osservare i fatti e
le date per accorgersi che si tratta di una ricostruzione sbagliata. I generali e gli
ammiragli transalpini cercarono, in effetti, di mettersi subito in opposizione ri-

