Page 91 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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I Sessione - Aspetti militari                                          89




                 Una Marina di qualità, ossia con autonoma capacità di progettazione e dotata
              di un’industria cantieristica e della difesa adeguata, può però fare molte cose utili

              per il proprio esecutivo e per l’economia nazionale in generale. Innanzitutto essere
              presente, perché il mare è di tutti e le navi da guerra sono sempre un superbo bi-
              glietto da visita. Le unità italiane nel 1919 e negli anni successivi furono larga-
              mente presenti nel levante, nel Mar Nero, lungo il Danubio, nel Baltico, in
              Palestina, nel Mar Rosso, nell’Oceano Indiano, nell’Atlantico e nell’Estremo

              Oriente. Promossero le nostre esportazioni, favorirono nuove relazioni commer-
              ciali e finanziarie e, ultimo ma non ultimo, studiarono una quantità di cose ancora
              poco note da noi. Si pensi, solo per fare un esempio, alle raffinerie. In Italia, du-
              rante tutta la Grande Guerra, importammo solo prodotti petroliferi finiti pagan-
              doli  quattro  volte  il  prezzo  di  mercato.  Dopo  il  conflitto  fu  acquisita,  con
              difficoltà, la raffineria di Fiume, ma si trattava di impianti vecchi e di ridottissima
              capacità. Le navi italiane inviate in visita nel Golfo Persico permisero di studiare

              con attenzione le recentissime, grandi raffinerie inglesi in corso di completamento
              a quel tempo in quell’area, tanto che gli stessi britannici cercarono, bruscamente,
              di mettere fine a quella forma di spionaggio un po’ troppo scoperta, ma senza ri-
              sultato in quanto una nave da guerra, anche se vecchiotta come quelle destinate
              in quelle acque, è pur sempre un pezzo del territorio nazionale, e le missioni non

              furono interrotte fino a quando non vennero assolte completamente. L’apparen-
              temente cospicuo complesso navale italiano ricordato in precedenza era, peraltro,
              largamente obsoleto, logoro dopo anni di guerra e destinato a essere prontamente
              messo in disarmo e radiato dopo la fine delle ostilità. La gente mobilitata aveva
              tutti i diritti di tornare a casa e la situazione sociale era, a dir poco, esplosiva in
              tutta Europa. In Italia si ricordano gli ammutinamenti del settembre 1919 a Fiume

              che coinvolsero anche alcune navi e che la Regia Marina controllò e represse, alla
              fine, con intelligenza, ma senza fare sconti a nessuno. Ma nell’aprile di quello
              stesso anno la Francia subì ben di peggio nel Mar Nero, quando la squadra da
              battaglia rifiutò l’obbedienza e issò a riva, a bordo di alcune corazzate, la bandiera
              rossa, ponendosi agli ordini del André Marty, futuro segretario dell’Internazionale

              comunista.
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