Page 84 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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82           Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione




              gente di leva di 230.000 uomini, la spesa si sarebbe aggirata su 858 milioni di lire
              circa. Qualora, però, tale cifra fosse risultata eccessiva rispetto alle possibilità del
              bilancio, allora si sarebbero dovuti adottare provvedimenti vari per realizzare
              nuove economie, riducendo la ferma per la maggior parte dell’Esercito a 8 mesi
              e lasciandola di 12 mesi solo per la cavalleria e pochissime altre specialità (aviatori
              e radiotelegrafisti), effettuando inoltre la chiamata del contingente in tre periodi
              in maniera che, durante un certo periodo, l’intera classe potesse trovarsi contem-
              poraneamente alle armi. In complesso, in seguito a questi ultimi provvedimenti,
              la forza minima non sarebbe discesa al disotto di 122.000 uomini e la forza mas-
              sima non sarebbe salita oltre i 255.000 uomini, esclusi i richiamati; la forza bilan-
              ciata sarebbe stata quindi ridotta a circa 210.000 uomini, e la spesa sarebbe stata
              contenuta su 726 milioni di lire circa.
                 Trattandosi di un riordinamento dell’Esercito da farsi, sia pure in termini prov-
              visori, dopo una guerra assai onerosa, gli studi vennero ancora proseguiti e ap-
              profonditi,  particolarmente  nei  riguardi  della  circoscrizione  territoriale,  del
              reclutamento, della mobilitazione, della ferma, dei quadri, dei sottufficiali e gra-
              duati, e soprattutto nei riguardi di tutte le economie ch’era possibile realizzare.
              Né furono trascurate le esigenze di carattere sociale e politico dello speciale mo-
              mento che si attraversava in quell’immediato dopoguerra. Naturalmente si cercò
              di tenere gran conto dell’esperienza tratta dalla lunga guerra combattuta, nonché
              dalla necessità di rispettare le tradizioni di determinati corpi. Dopo i ripetuti
              scambi di vedute tra le nostre massime autorità politiche e militari, e dopo studi
              intensi, finalmente il 21 novembre 1919, con r.d. n. 2143 (riportato dalla G. U. n.
              278 del 25 novembre e dalla circolare 617 G. M. 1919), venne stabilito l’ordina-
              mento provvisorio dell’Esercito, che, dal nome del ministro che lo propose e lo
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              fece approvare, venne chiamato ordinamento Albricci. Caratteristica del nuovo or-
              dinamento, rispetto al passato, fu un maggiore snellimento dell’organizzazione
              militare conseguito mediante un razionale decentramento di organi e di servizi
              per corpo d’armata e la soppressione dei reparti e servizi non indispensabili. Molti
              servizi a traino animale passarono al traino meccanico. Venne introdotta la nuova
              figura dell’ispettore generale dell’Esercito, assegnata al generale Armando Diaz,
              che era anche vicepresidente del Consiglio dell’Esercito. L’autorità del Capo di
              Stato Maggiore dell’Esercito fu ridimensionata anche perché fu espressamente



              15  Ivi, p. 29, 30.
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