Page 79 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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              raltro, di essi ne risultavano effettivamente congedati solo 5400, oltre a 3000 uf-
              ficiali di classi più giovani erano stati posti in congedo perché appartenenti a par-
              ticolari  categorie.  Il  congedamento  degli  ufficiali  doveva  successivamente
              proseguire sempre con particolare lentezza e macchinosità, sicché si cercava di
              andare incontro alle esigenze personali, specie degli studenti universitari.

              Il rientro dei nostri militari già prigionieri in mano austro-ungarica

                 Nelle condizioni di armistizio era stato previsto che l’Austria-Ungheria avrebbe
              dovuto immediatamente cessare ogni impiego dei nostri militari prigionieri e
              provvedere al loro rimpatrio entro 14 giorni. Gli avvenimenti all’interno dell’Im-
              pero Asburgico facevano sì che tali condizioni non fossero rispettate; avveniva
              anzi che i prigionieri venissero abbandonati immediatamente a loro stessi. Così
              essi, già in ben misere condizioni di nutrizione e di vestiario, dovevano muovere
              verso il nostro Paese avvalendosi di mezzi di fortuna o a piedi e in tempi ristretti.
              Tutti questi uomini arrivavano, fin dai primi giorni di novembre, nelle zone libe-
              rate e si presentavano alle nostre unità, la cui critica situazione logistica era già
              appesantita dall’ingente numero di prigionieri austro-ungarici. In pratica, infatti,
              il numero degli uomini da vettovagliare nelle aree avanzate veniva quasi a rad-
              doppiare, mentre si presentava anche l’esigenza di dare soccorso alle popolazioni
              affamate. Già in data 31 ottobre, appena giungevano le prime notizie circa il loro
              afflusso tumultuoso alle nostre linee, venivano diramate disposizioni da parte del
              Comando Supremo per l’avvio dei nostri militari liberati verso le località di Gos-
              solengo nel Piacentino; successivamente venivano designati nuovi centri di rac-
              colta  a  Rivergaro,  Mirandola  e  Castelfranco  Emilia,  e  costituita  una  grossa
              organizzazione agli ordini del ten. gen. Luigi Zuccari per il ricovero, l’assistenza
              e il controllo di questa rilevante massa di individui, nonché per l’esame delle re-
              sponsabilità relative alle circostanze della cattura. Tutti, infatti, arrivavano in pes-
              sime  condizioni  fisiche  e  di  vestiario;  alcuni  risultavano  anche  aver  subito
              l’influenza di predicazioni sovversive e provocavano incidenti effettuando ruberie
              sul loro cammino. Non mancavano poi incidenti fra i prigionieri stessi; era infatti
              insorta – già nei campi di detenzione – una certa ostilità tra i caduti in prigionia
              in combattimento e altri arresisi nella battaglia dell’ottobre 1917. Infine, al Co-
              mando Supremo interessava soprattutto accertare, oltreché il comportamento dei
              singoli – particolarmente degli ufficiali – e l’individuazione di eventuali sobillatori,
              l’andamento effettivo di alcuni avvenimenti e il comportamento di alcune unità
              nella battaglia dell’ottobre 1917, che risultavano ancora piuttosto inspiegabili.
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