Page 76 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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              stati attinti uomini provenienti da tutte le Armi e Specialità. In merito sembra di
              grande interesse un promemoria del comandante del Corpo d’Armata d’Assalto,
              ten. gen. Francesco Grazioli che, in data 18 novembre 1918, presentava sue pro-
              poste «sulla sorte possibile delle truppe d’assalto»: proposte alle quali si associava
              il comandante dell’Armata, ten. gen. Enrico Caviglia, che ne disporrà l’attuazione
              quando – in seguito – sarà nominato ministro della Guerra. Il promemoria, dopo
              aver ricordato gli obiettivi da conseguire e le esigenze da soddisfare che avevano
              portato alla costituzione di queste unità (di cui il Grazioli era stato il primo orga-
              nizzatore e il più attivo propugnatore), rappresentava l’opportunità di addivenire
              ora al loro scioglimento. Esse, infatti, erano state costituite per soddisfare esigenze
              particolari messe in luce dalla guerra in atto; quanto di buono era nel loro adde-
              stramento, specie per quanto riguardava l’addestramento fisico, avrebbe dovuto
              essere esteso a tutte le unità di fanteria. Grazioli rappresentava l’eventuale possi-
              bilità di impiego di tali reparti in colonia, purché a base di reclutamento volontario
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              (suggerimento che risulterà seguito con l’avvio della l Divisione d’Assalto in Tri-
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              politania insieme alle divisioni 38 e 81 ).
              La riduzione della forza complessiva dell’Esercito; lo scioglimento di comandi e unità esube-
              ranti; la ridistribuzione delle forze; l’approntamento di unità destinate in Libia

                 Per effetto degli invii in licenza illimitata degli appartenenti alle classi 1874-
              1884 nonché di numerosi militari delle classi anteriori al 1896 in difficili situazioni
              di famiglia o capi di aziende agricole e industriali, la forza alle armi nel gennaio
              1919 si era notevolmente ridotta. La situazione complessiva dei congedamenti
              dell’Esercito mobilitato in zona di guerra era indicata dal ten. gen. Badoglio al
              brig. gen. Cavallero, allora a Parigi, in un messaggio del 24 gennaio, che riportava
              l’avvenuto congedamento di 800.000 uomini e l’invio nelle retrovie di circa
              100.000 uomini e 40.000 quadrupedi; nella medesima comunicazione si dava no-
              tizia anche del prossimo rinvio del congedamento di altri 400.000 uomini per la
              situazione internazionale (piuttosto tesa, come è noto, ai nostri confini orientali).
              La forza e le unità dell’Esercito operante, alla data dell’11 gennaio, risultano dalle
              consuetudinarie comunicazioni inviate a Versailles ai rappresentanti militari.
                 Poiché i congedamenti in atto avrebbero ridotto a limiti non accettabili la forza
              dei reparti, veniva contemporaneamente attuato il previsto scioglimento di co-
              mandi e unità esuberanti, rinsanguando così le unità rimaste in vita. Questo pro-



              5  Ivi.
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