Page 74 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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              risultavano così ingenti che soltanto procedendo a una loro netta riduzione si sa-
              rebbero potute risanare le finanze pubbliche; il conflitto, altresì, aveva portato a
              dimensioni inusitate la consistenza dell’Esercito, rendendo oltremodo necessaria
              non solo la rapida smobilitazione ma anche il riordinamento dell’intera organiz-
              zazione militare. Tali operazioni presentavano notevoli difficoltà logistiche e d’or-
              dine morale: il Comando Supremo s’impegnò nella ricerca di soluzioni equilibrate
              che salvaguardassero la compagine dell’Esercito mobilitato sottoposto a una dra-
              stica riduzione della forza effettiva. 3
                 La cura che il generale Armando Diaz dedicava ai problemi del personale
              emerge dal diario delle attività del Comando Supremo, il quale registra, già il 1°
              novembre 1918, un suo colloquio con il ministro della Guerra, gen. Zupelli, «su
              questioni di ordinamento, di quadri e di smobilitazione». Altri colloqui sullo stesso
              argomento sono del 6 novembre, sempre con il ministro della Guerra, e con il
              sovrano, e ancora del 9 novembre con il ministro. Analoga preoccupazione circa
              l’esigenza di mettere in grado tutte le amministrazioni centrali, provinciali e co-
              munali di affrontarlo in modo soddisfacente, era espressa dal ministro della
              Guerra nel suo foglio 24.110 G. del 1° novembre, non appena cioè si era profilata
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              l’eventualità di un armistizio. I primi provvedimenti adottati furono quelli relativi
              al congedamento delle classi più anziane, (1874-75-76) ordinato già in data 5 no-
              vembre; si trattava, peraltro, di classi la cui consistenza in uomini alle armi era re-
              lativamente limitata e il cui impiego prevalente era nel Paese. Gli orientamenti
              erano di proseguire i congedamenti della truppa per classi fino al ritorno a una
              situazione d’anteguerra, da conseguirsi gradatamente in relazione alle molteplici
              esigenze del momento, spesso in contrasto fra loro. Infatti il desiderio di venire
              incontro alle aspirazioni del Tesoro per una rapida contrazione delle spese e di
              quelle degli individui per un ritorno alle proprie case trovava un freno sia nelle
              incertezze della situazione internazionale sia nel timore del Governo di creare
              una forte disoccupazione, particolarmente nei centri industriali, nei quali questa
              sarebbe stata innescata anche dall’arresto delle produzioni belliche. Al pronto ini-
              zio dei primi congedamenti della truppa non corrispondeva quello degli ufficiali,
              per i quali la situazione deficitaria si trasferiva ora dall’Esercito mobilitato all’or-


              3  SGUEGLIA DELLA MARRA, S., L’esercito nella Crisi dello Stato Liberale: Politica ed Ordine Pub-
                 blico. Università degli Studi Roma Tre, dottorato di ricerca in “Storia dell’Italia contemporanea:
                 politica, territorio, società”, ciclo XX, p. 158.
              4  Cfr. ROVIGHI, A., L’esercito italiano nella grande guerra (1915-1918). Vol. V, tomo II. Stato Mag-
                 giore Esercito, Ufficio Storico, Roma 1988, p. 1069.
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