Page 82 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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80 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
mente, la smobilitazione procedette a rilento, non solo a causa dell’oggettiva com-
plessità dell’operazione, ma anche perché i ministri della Guerra succedutisi rite-
nevano che il congedo delle classi alle armi dovesse procedere in modo ordinato
e graduale al fine di impedire il ristagno di masse di reduci in attesa di lavoro
esposte a facili sbandamenti e per la necessità di personale a presidio del territorio
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conquistato e a sorveglianza dei depositi di materiali bellici. Essa fu ritenuta “ri-
schiosa” poiché si temeva di agire sotto l’impulso dell’antimilitarismo diffusosi
nell’opinione pubblica estenuata dalla guerra e avversata dalle alte sfere militari
nel timore che potesse apparire un’implicita sconfessione dell’operato dello Stato
Maggiore durante il conflitto. 13
Riforme ordinative
Ordinamento Albricci
Nel febbraio 1919, quindi a brevissima distanza di tempo dall’armistizio, il
Comando Supremo trasmise al Ministero della Guerra uno schema di ordina-
mento, informato ai seguenti principi:
- adottare un ordinamento il più economico possibile, sfrondandolo di tutti
gli elementi più costosi e meno necessari;
- istruire, inquadrare e organizzare sin dal tempo di pace 10 divisioni (5 in
più del periodo prebellico), in modo da poter costituire in caso di guerra,
nel minor tempo possibile, 60 divisioni mediante la trasformazione delle
brigate di pace (2 per divisione) in altrettante divisioni efficienti e organi-
che.
Basandosi sul presupposto che i quadri fossero adeguati per numero e qualità,
che le reclute si presentassero alle armi dopo una conveniente preparazione pre-
militare e che la truppa non venisse mai distolta dalle sue istruzioni, si riteneva
sufficiente una ferma di otto mesi, con la possibilità di contenere la forza del-
l’Esercito entro i limiti di 775.000 uomini circa. Veniva inoltre proposto di ridurre
le unità di cavalleria e di abolire le musiche reggimentali sostituendole con fan-
fare.
In seguito a ulteriori intese verbali, poterono cominciare a essere tracciati dal
12 SGUEGLIA DELLA MARRA, S., L’esercito nella Crisi op. cit., p. 164.
13 Cfr. GATTO ROISSARD, L., (ANANDO), Disarmo e difesa. Corbaccio, Milano 1925, p. 344.

