Page 97 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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I Sessione - Aspetti militari                                          95




















                                 R.N. Francesco Caracciolo                                     Nave Caracciolo: Progetto di massima di
                                                                                                          trasformazione in Trasporto idrovolanti

                 In effetti i cantieri Ansaldo proposero, nel 1919, una simile soluzione ricalcata
              sull’architettura della precedentemente ricordata prima portaerei britannica, l’Ar-
              gus. Dopo aver scartato la ricostruzione in portaerei della nave da battaglia Leo-
              nardo da Vinci, appena recuperata, il Ministero preferì ripiegare, per ragioni di
              economia, su una porta-idrovolanti veloce da 7500 tonnellate destinata, a somi-
              glianza di quanto avveniva in quel tempo presso la Mediterranean Fleet, ad accom-
              pagnare la squadra. L’unità in parola, definita trasporto (aerei) veloce, fu iscritta
              nel programma 1921, ma nell’agosto dell’anno successivo l’allora neoministro
              della Marina, l’avvocato Roberto De Vito, preferì, credendo di risparmiare, can-
              cellarla facendo allestire al suo posto un ex piroscafo in costruzione per le Fer-
              rovie dello Stato e rilevato da un consorzio fallimentare.
                 Battezzata Giuseppe Miraglia, quella nave si rivelò un compromesso poco riu-
              scito. Troppo lenta, dalla metà degli anni Trenta in poi, per continuare a operare
              con la squadra, quel bastimento confermò ben presto la propria irrimediabile na-
              tura d’unità ausiliaria. L’unità originaria del 1921, oltretutto caratterizzata da un
              prezzo di partenza non gran che maggiore di quello speso alla fine per il Miraglia,
              avrebbe permesso viceversa alle squadre italiane di disporre, nel 1940 e anche in
              seguito, di una ricognizione imbarcata migliore, ovviando in questo modo a quello
              che fu il maggior limite delle forze navali da battaglia durante i primi due anni di
              guerra. Alla peggio quella stessa nave, quando anche fosse rimasta un elefante
              bianco senza seguito dopo l’avvento, nel 1923, di quella Regia Aeronautica che il
              fascismo elesse, per motivi giornalistici prima ancora che ideologici, a pupilla del
              regime, si sarebbe rivelata un utile trasporto veloce.
                 Si impone, a questo punto e in conclusione, una considerazione riepilogativa.
                 Il numero di errori, se così possiamo dire, identificabili e commessi dalla Marina
              italiana nel 1919 e negli anni immediatamente successivi è singolarmente piccolo.
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