Page 320 - Conflitti Militari e Popolazioni Civili - Tomo II
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822 XXXIV Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
sempre più dal cittadino della città-Stato.
Di qui anche l’affacciarsi di un’alternativa o, meglio, di un chiasmo di portata più gene-
rale tra la guerra totale e la guerra limitata (o, se si preferisce, tra i due tassi, alto e basso, di
militarizzazione) da una parte e dall’altra tra una distribuzione del potere politico più o meno
ineguale. In altre parole la militarizzazione diffusa e la guerra totale con tutte le sue atrocità
appaiono non solo compatibili, ma anche in qualche modo autorizzate da un potere diffuso,
così come la guerra limitata può risultare, quanto meno in linea di principio, in una stretta
correlazione con il monopolio delle armi affidato a gruppi relativamente ristretti di professio-
nisti, che dipendono direttamente da un potere politico più o meno accentrato.
Quest’ultima ipotesi trova in ogni caso una - parziale - smentita nell’unico intervento de-
dicato esclusivamente all’età medievale, quello relativo alle vicissitudini della popolazione
civile francese nel corso della guerra dei Cento Anni, in quanto in questo caso la guerra totale
appare una risultante soprattutto dell’impiego di mercenari e comunque della crisi della so-
cietà feudale. La smentita è comunque parziale in quanto questo tipo di guerra totale riflette
in primo luogo i limiti strutturali del potere centrale dell’epoca, in particolare la sua incapaci-
tà di assicurarsi le risorse finanziarie e gli strumenti istituzionali, che potevano garantirgli un
controllo della guerra e quindi anche delle sue ricadute ‘collaterali’ sui non combattenti.
Quattro delle nove relazioni concernenti l’età moderna hanno affrontato più o meno diret-
tamente il tema dell’espansione turca, sia in una prospettiva di lungo periodo (la resistenza
dei civili all’espansionismo turco durante il XV, XVi e XVii secolo: ma la relazione ha de-
dicato l’analisi più ravvicinata al secondo Quattrocento, vale a dire ai falliti assedi ottomani
di Belgrado e di Rodi), sia in rapporto al sistema di difesa antiottomano dell’Ungheria, sia
ricostruendo la storia della prima istituzione militare permanente dei domini asburgici, il
confine militare, sia, infine, concentrandosi sulla battaglia di lepanto sotto il profilo della sua
fortuna presso i contemporanei e i posteri. Il problema del confine, in questo caso marittimo,
contraddistingue anche l’intervento riguardante il Portogallo del XVi secolo, che evoca tut-
tavia uno scenario dominato dalla guerra di corsa e dalla pirateria. Risulta assai utile il con-
fronto tra quest’ultima relazione e quella relativa all’occupazione inglese di Newport, Rhode
island, nel corso della guerra d’indipendenza degli Stati Uniti, in quanto entrambe mettono
in evidenza, sia pure in contesti, in forme e in epoche differenti, l’impatto della guerra sui
traffici marittimi.
L’occupazione della città del Rhode Island può essere considerata, da un’altra prospet-
tiva, l’applicazione − particolarmente pesante in quanto attuata da una potenza coloniale
impegnata nello stesso tempo in una guerra civile − di un sistema di sostegno logistico degli
eserciti da parte della popolazione, quello della ripartizione, che è stato studiato in relazione
alla Spagna e in riferimento a tutta l’età moderna. In tale fase storica il peso dei militari sulla
popolazione civile non si esaurì, come è ovvio, nell’occupazione di alloggi, nell’imposizione
di corvées e nel conferimento di viveri, ma riguardò anche alcune forme più o meno coatte
di reclutamento, dal racolage dei soldati alle razzie dei marinai nelle taverne. Una di queste
forme di reclutamento fu il discolato, vale a dire l’arruolamento di elementi considerati a va-
rio titolo pericolosi oppure inutili (delinquenti minori, scapestrati, oziosi ecc.), un fenomeno
che è stato studiato riguardo alla Toscana di Sette-Ottocento e che ci ricorda la diffusissima
tendenza, che non scomparve certo con la fine dell’antico regime, di far vestire la divisa ad
una carne da cannone reclutata per lo più tra le classi inferiori della società. L’intervento

