Page 36 - Conflitti Militari e Popolazioni Civili - Tomo II
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           ritiro britannico dall’interno della Somalia nel 1909” .
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              Altrettanto importanti sono stati, però, gli effetti a lungo termine. Il perdurare di uno stato
           di guerra semipermanente e le conseguenze che ciò ha avuto sulle rotte migratorie tradizio-
           nali, hanno comportato pesanti ricadute sulla popolazione civile. lo stesso vale per la scelta
           del Mullah di scardinare i principi del diritto tradizionale (xeer) sostituendoli con quelli
           della sua autorità personale basata, in funzione delle esigenze, su una interpretazione talora
           letterale, talora profetica della shari’a. Non a caso, una delle eredità durature dell’esperienza
           mullista è stata individuata nel peso assunto dalla religione come fattore di legittimazione
           politica all’interno della società somala, e al parallelo ridimensionamento del ruolo delle
           leadership tradizionali. In questo senso, lo scontro iniziale fra Muhammad Hassan e Gerad
           Ali, capo tradizionale dei Dhulbahante, assume un aspetto quasi paradigmatico. Rispetto alle
           configurazioni di potere prevalenti, “Non solo Maxamed Cabdulle Xasan è stato coinvolto
           nelle dispute fra clan … ma è andato ben oltre, cercando di ribaltare i ruoli del rapporto
           patrono/cliente” che vedevano i leader religiosi occupare -- normalmente -- una posizione
           subordinata rispetto ai capi dei rispettivi gruppi di appartenenza. Nonostante la sconfitta del
           movimento mullista, la tensione a superare questo stato di cose sarebbe rimasta un tratto
           ricorrente della cultura politica somala. Anche per questo, la figura di Muhammad Hassan ha
           potuto, nel corso degli anni, trasformarsi in simbolo di unità nazionale per molte delle parti
           che si sono alternate al potere o che hanno cercato di unificare un Paese che rimane tuttora
           profondamente diviso.





































           29   Jardine, The Mad Mullah…, cit., pp. 196-98.
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