Page 32 - Conflitti Militari e Popolazioni Civili - Tomo II
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           leghi ai benefici che possono derivare per i suoi seguaci dalla partecipazione al movimento,
           De Martino, osserva, infatti, come la potenza di Muhammad Hassan sia “guerresca ‘più che
           religiosa ... Egli mantiene con le depredazioni fedeli a sè [sic], i propri seguaci, paurosi gli
           altri [i sultanati di Obbia e di Migiurtini] che, divisi tra loro, non muovono a guerra con uno
           scopo, ma a razzia oppongono razzia, a depredazione depredazione” .
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              Nonostante il consolidamento del movimento mullista in una struttura territoriale para-
           statuale e istituzionalizzata, anche dopo Illig il seguito del Mullah e la sua capacità di generare
           consenso si fonda, quindi, in larga misura, su meccanismi di fedeltà “tradizionali”, integrati –
           ove necessario – da un’accorta politica di alleanze matrimoniali. Queste dinamiche operano
           sia come fattori aggregativi del movimento, sia come elementi di disgregazione. La sconfes-
           sione di Muhammad Hasan da parte di Mohammed b. Salih (1909), ad esempio, richiesta da
           abd allah Sheheri (che era stato, in precedenza, uno dei negoziatori degli accordi di illig e
           uno dei più stretti collaboratori del Mullah) proprio a seguito di divergenze nel campo delle
           scelte matrimoniali, porta a una grave spaccatura all’interno del movimento e a una ripresa
           del proselitismo verso le popolazioni del Somaliland, in particolare verso alcuni sotto-clan
           dei Darod-Warsangali. Gli effetti pratici della “scomunica” … si fanno sentire soprattutto nel
           Benadir … Nella Somalia settentrionale … le ripercussioni … sono assai minori del previsto,
           sia perché l’atto non è conosciuto, sia a causa della lealtà che il Mullah è riuscito a instillare
           nella maggioranza dei seguaci” . La consapevolezza del fallimento del tentativo (per molti
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           aspetti velleitario) di ‘normalizzare’ la posizione del Mullah vincolandolo al rispetto delle
           clausole di Illig, aveva portato già nel 1908 le autorità italiane a elaborare una strategia di
           contenimento articolata in quattro punti principali:
           1)  Intensificazione dei pattugliamenti navali lungo la costa orientale per limitare l’afflusso
              di armi al movimento mullista, soprattutto attraverso i Migiurtini;
           2)  Contenimento dell’espansione del raggio d’azione del movimento con la collaborazione
              delle Potenze e delle tribù confinanti, nonostante i timori esistenti rispetto alle effettive
              intenzioni delle autorità britanniche e di quelle etiopiche ;
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           3)  Delegittimazione del Mullah come autorità religiosa, a seguito della posizione assunta da
              Mohammed b. Salih, anche con interventi diretti sulle autorità della Mecca, in modo da
              ridurre la capacità di attrazione del suo appello al jihad;
           4)  Istituzione di presidi fissi a Balad, Dolo, Makanne e Bur Aceba, per impedire al Mullah

           19   Ivi, p. 165.
           20   Hess, The ‘Mad Mullah’…, cit., p. 424; sui rapporti fra l’iniziativa di abd allah Sheheri e la politica delle
               autorità italiane cfr. Nicolosi, Imperialismo e resistenza…, cit., pp. 199 ss.; sostanzialmente concorde è la po-
               sizione di Lewis secondo cui “[a]ppare probabile che la manovra sia stata concordata congiuntamente dalle
               autorità italiane e britanniche, anche se non vi sono dubbi che sul fatto che Haji ‘Abdallah Sheheri, come
               molti altri ex-aderenti [al movimento], considerasse ora i dervisci fanatici, che pagavano solo una minima
               attenzione ai precetti dell’Islam o alle regole della Salihiyya” (Lewis, A Modern History…, cit., p. 75).
           21   Secondo il Capo di Stato Maggiore, generale Alberto Pollio, l’azione delle autorità del Somaliland mirava
               soprattutto a spingere il Mullah ad allontanarsi dalla colonia, riparando presso i Bah Geri, la sottosezione
               dei Darod-Ogaden da cui proveniva la famiglia di suo padre. Quanto all’impero etiopico, sempre secondo
               Pollio: “si è indotti a ritenere che possa corrispondere all’interesse dell’Abissinia di non intralciare l’azione
               del Mullah. Sembra infatti, che qualora il Mullah si stabilisse sotto il dominio abissino e nello stesso tempo
               potesse esercitare la sua azione sul Nogal e sulla Migiurtinia, l’Abissinia verrebbe a includere, sia pure indi-
               rettamente la Somalia settentrionale ed avere il suo mare”.
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