Page 35 - Conflitti Militari e Popolazioni Civili - Tomo II
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cattura del Mullah (che morirà in Ogaden, nel dicembre dello stesso anno, di cause naturali),
la campagna-lampo del 1920 aveva condotto, dopo più di vent’anni di sfrozi, alla definitiva
sconfitta del movimento derviscio.
concLusioni
il prezzo maggiore di questa lunga avventura era, comunque, ricaduto sulla popolazione
civile. L’adozione da parte del Mullah della dottrina del takfir nell’accezione attribuitale dal
giurista hanbalita Ibn Taymiyyah (1263-1328) faceva di ogni soggetto esterno al movimen-
to derviscio un nemico “legittimo” e, pertanto, non protetto dalle regole dello jus in bello.
“I Darwaawiish potevano bruciare i villaggi e appropriarsi delle donne e dei beni di altri
musulmani … uccidere somali devoti e violare la santità dei corpi mutilandone i cadaveri
… Il Sayyid non risparmiava né uomini, né donne, né bambini … Durante una faida con i
Warsangali, nel maggio 1916, i Darwaawiish massacrarono 300 donne e bambini dopo avere
catturato la città di Las Khorai. Allo stesso modo, Maxamed Cabdulle Xasan, non poteva
perdonare la neutralità dei Dhulbahante, che razziava non ufficialmente ma permettendo ai
suoi seguaci di agire come buraad, o bande autonome” . Sotto questo punto di vista, è stato
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rilevato come “la guerra anti-coloniale dei daraawiiish è stata soprattutto una devastante
guerra civile … che ha contrapposto i Somali costringendoli a scegliere tra l’alternativa della
soggezione al potere coloniale e quella dei daraawiish” . Ovviamente, gli effetti di tale sta-
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to di cose sono stati sentiti in modo diverso in base alle zone e ai raggruppamenti interessati.
il Nogal, teatro di guerra per tutti i vent’anni della parabola mullista, è stata, senza dubbio,
la regione che ha pagato il prezzo maggiore; allo stesso modo, alcuni clan (primi fra tutti i
Dhulbahante), sia a causa del ruolo svolto da alcune loro sezioni all’interno del movimento,
sia a causa delle divisioni interne che hanno fatto seguito a questa scelta. In mancanza di dati
precisi, alcuni autori sono giunti a ipotizzare che le campagne di Muhammad Hassan e la spi-
rale di rappresaglie e spedizioni punitive che queste hanno innescato, sommate alla carestia
che negli stessi anni ha colpito la regione, abbiano portato – direttamente o indirettamente
– alla morte di almeno un terzo della popolazione maschile del Somaliland, in quella che,
pochi anni dopo i fatti, Jardine ha definito “l’‘orgia di violenza interetnica’ che ha seguito il
1905) e i tagli da questo apportati alle spese militari, abbiano influenzato negativamente anche la condotta
delle operazioni contro il Mullah, con un certo malcelato fastidio delle autorità di Berbera, secondo le quali,
ancora nel 1909, le forze del Protettorato “non [erano] abbastanza numerose da trarre vantaggio della scossa
prodotta dalla denuncia di [Mohammed b.] Saleh e della graduale demoralizzazione del seguito derviscio”
(l. Siberman, The “Mad” Mullah. Hero of Somali Nationalism, “History Today”, vol. 10 (1960), n. 8, pp.
533-34).
27 G.L. Simpson, Jr., Mad Mullahs and the Pax Britannica. Islam as a Factor in Somali Resistance to
British Colonial Rule, testo dell’intervento presentato all’AMSEA Conference 2008, The Evolution of
Islamic Politics, Philosophy and Culture in the Middle East and Africa: From Traditional Limits to
Modern Extremes, Washington, DC, 25-26 aprile 2008; come è ovvio, l’elencazione -- sovente detta-
gliata -- delle “atrocità” mulliste trova ampio riscontro nella letteratura britannica dell’epoca; oltre al
già citato lavoro di Jardine cfr. anche, fra gli altri, M. McNeill, In Pursuit of the “Mad” Mullah. Service
and Sport in the Somali Protectorate, Londra, 1902, e -- con un taglio dichiaratamente romanzesco --
F.S. Brereton, In the Grip of the Mullah. A Tale of Adventure in Somaliland, New York, 1903.
28 Battera, Dalla tribù…, cit., p. 211; cfr. ivi, pp. 212 ss., per un elenco dei clan maggiormente colpiti.

