Page 29 - Conflitti Militari e Popolazioni Civili - Tomo II
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tratti dell’imperialismo interno. Significativo è, piuttosto, il modo in cui, pur alimentandosi
in certa misura delle dinamiche “tradizionali” della società somala, il movimento mullista
cerchi, in qualche modo di travalicarle, sia enfatizzando il ruolo del suo leader come cen-
tro della normazione e della “rete delle fedeltà”, sia istituendo, intorno alla sua figura, un
embrione di struttura istituzionale, ordinata gerarchicamente e comprendente, fra l’altro, il
primo nucleo di un esercito “regolare” .
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La prima campagna militare contro il Mullah iniziò solo nell’aprile 1901, ritardata dalle
più pressanti esigenze della seconda guerra boera. Fra la fine del 1899 e gli inizi del 1900, il
movimento mullista aveva sperimentato una prima frattura, seguita alla morte di Garad Ali
e all’allontanamento del ramo Farah Garad dei Dhulbahante; nello stesso periodo, il centro
della sua azione si era spostato verso sud-ovest, a cavallo della frontiera meridionale del
protettorato. A questa data, le fonti britanniche quantificano il suo seguito immediato in circa
1.200 uomini, registrando voci secondo cui l’intero sotto-clan degli Ogaden si sarebbe sotto-
posto alla sua autorità . La campagna di repressione, condotta congiuntamente dalle forze
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britanniche e da quelle etiopiche per un totale di circa 17.000 uomini, inflisse un duro colpo
al movimento (1.200 fra morti e feriti, 800 prigionieri, e un numero imprecisato di capi di
bestiame confiscati, secondo il rapporto finale del comandante della spedizione, colonnello
Swayne, a fronte della perdita, da parte britannica di 25 morti e 27 feriti), ma non condusse a
risultati definitivi, a parte spingere per la prima volta il Mullah nei territori del sultanato dei
Migiurtini, protettorato italiano dal 1889 insieme al confinante sultanato di Obbia. Già nel
giugno 1902, all’epoca della seconda campagna (anch’essa condotta, come la precedente,
soprattutto da ausiliari locali appoggiati da un contingente dei neo-costituiti King’s African
Rifles), la forza del movimento era stimata fra i 15.000 e i 20.000 uomini, di cui 8.000/12.000
montati e 1.000/1.500 armati con fucili “moderni”, e l’ambito d’azione del Mullah era tor-
nato a includere i territori dei Dhulbahante abbandonati due anni prima. L’accresciuta della
presenza etiope in ogaden e il moltiplicarsi delle razzie ai danni delle popolazioni somale di
frontiera svolsero una parte importante nel favorire la ripresa del movimento . allo stesso
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8 Su questi aspetti cfr., seppure con qualche riserva, A.M. Issa-Salwe, The Failure of the Daraawiish State.
The Clash Between Somali Clanship and State System, testo dell’intervento presentato al 5° Congresso
internazionale di studi somali, College of the Holy Cross, Worcester, MA, 1-7 dicembre 1993; sui rapporti
(non sempre lineari) fra il movimento mullista e le strutture di potere tradizionali della Somalia coeva cfr.,
sinteticamente, lewis, A Pastoral Democracy…, cit., pp. 226 ss.; sul carattere sostanzialmente acefalo della
società somala cfr., per quanto rilevante, le osservazioni di M.V. Höhne, Traditional Authorities in Northern
Somalia: Transformation of Positions and Powers, Max Planck Institute for Social Anthropology, Working
Paper n. 82, Halle/Saale, 2006. Il carattere “eversivo” dell’azione del Mullah rispetto gli assetti tradizionali
del Paese e la natura “secondaria” della sua ostilità alla presenza europea è chiaramente percepito dalla lette-
ratura coeva. Come osserva Caroselli (Ferro e fuoco…, cit., pp. 14-15): “Scech Agi Mohamed bin Abdullah
Hassan fu prima rivoluzionario che ribelle, attentò all’ordine sociale costituito delle tribù somale, all’autorità
dei Capi, al legittimo dominio sulle terre; urtò contro l’autorità del governo britannico soltanto quando ne
attaccò le tribù protette; ma la sua ostilità verso gli infedeli europei fu soltanto secondaria; difensiva quasi.
Troppo egli era impegnato nella più circoscritta lotta pel trionfo della sua ‘tariqa’ – che era il suo trionfo –
sulle ‘tariqe’ rivali e sull’indifferentismo predominante, cioè sulle tribù, per iniziare una vera guerra santa in
grande stile”.
9 Official History…, cit., p. 50.
10 In questo senso cfr. la relazione (peraltro assai critica riguardo all’efficacia del proselitismo mullista e alle
stesse capacità militari del movimento) indirizzata dal Governatore del Benadir, Emilio Dulio, al R. Conso-

