Page 25 - Conflitti Militari e Popolazioni Civili - Tomo II
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Civili e guerra. Armi, popolazioni e territorio nella
repressione della rivolta del ‘Mad Mullah’ in Somalia
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GIANLUCA PASTorI
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Nella ribellione di Muhammad b. Abd Allah Hassan (talora noto, nelle fonti inglesi, con
l’epiteto di “Mad Mullah”), scoppiata nei territori di frontiera fra il Somaliland britannico
e la Somalia italiana alla fine degli anni Novanta dell’Ottocento, e proseguita fra alterne
vicende fino al 1920, l’esperienza e la prassi del jihad si saldano con quella delle faide inter-
clainche e del proto-nazionalismo africano, ricalcando per vari aspetti la vicenda del mah-
dismo sudanese (1881-99). Il coinvolgimento delle popolazioni locali e lo sfruttamento, ai
fini della loro mobilitazione, da una parte, del discorso religioso, dall’altra del sistema delle
fedeltà clanico-tribali, costituiscono tratti importanti di questa esperienza. Le vicende legate
alla repressione della stessa ribellione rappresentano, inoltre, un passaggio importante nella
transizione all’azione controinsurrezionale intesa in senso moderno.
Vicenda “minore”, in una prospettiva imperiale, nonostante la durata e l’entità delle forze
coinvolte (lo stesso Callwell ne accenna solo di sfuggita, e solo per notare l’uso esteso fatto
delle zeriba nel corso della campagna ), quella di Muhammad Hassan si inserisce, infatti,
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in un momento storico caratterizzato dall’affermazione di un nuovo ruolo “militante” delle
popolazioni civili e dal loro crescente coinvolgimento come soggetto attivo nelle operazioni
belliche. A tali trasformazioni si legano, fra l’altro, la vitalità e la “resilienza” del movimento
mullista, il suo carattere polimorfo, con ramificazioni (per quanto spurie) fuori dai teatri prin-
cipali di guerra, la natura mutevole delle sue manifestazioni e le difficoltà – politiche e mili-
tari – incontrate dalle autorità coloniali nella sua repressione. Sul piano degli equilibri locali,
l’azione del Mullah appare, inoltre, profondamente correlata agli assetti di potere presenti
sul territorio, alle caratteristiche del sistema di sicurezza locale, e alle dinamiche instauratisi
fra potenze occidentali e realtà politiche autoctone, non ultimo l’impero etiope, impegnato
in una faticosa penetrazione verso l’Ogaden e tradizionalmente in rapporti difficili con le
popolazioni somale della frontiera . a questo proposito, si possono evidenziare alcuni pa-
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* Nella traslitterazione dei nomi propri, si è fatto ricorso a una versione semplificata – con la soppressione dei
segni diacritici – dei criteri adottati dall’Encyclopaedia of Islam, CD-ROM ed., Leida, 1999; per la traslit-
terazione dei toponimi, si è privilegiato il criterio di riconoscibilità, integrato dall’uso della forma italiana
riportata dalle fonti coeve; nei brani citati, sono stati rispettati i criteri originali, salvo – ove necessario –
l’inserimento della forma “normalizzata” fra parentesi quadre.
** Gianluca Pastori è ricercatore di Storia delle relazioni internazionali, e docente di Storia delle relazioni
politiche fra il Nord America e l’Europa nella Facoltà di Scienze Politiche, Università Cattolica del Sacro
Cuore, Milano. Fra le sue pubblicazioni: Il pomo della discordia. La politica imperiale della Gran Bretagna,
il Baluchistan e il Great Game, Milano, 2004, e Le nuove sfide per la forza militare e la diplomazia: il ruolo
della NATO, Bologna, 2008 (a cura di, con Massimo de Leonardis).
1 C.e. Callwell, Small Wars. Their Principles and Practice, 3^ ed., with an introduction by Douglas Porch,
Lincoln, NE – Londra, 1996 (rist. della 3^ ed., Londra, 1906).
2 Sulle relazioni somalo-etiopiche nel quadro più ampio del processo di sviluppo socio-politico del Corno
d’Africa cfr., per tutti, I.M. Lewis, A Modern History of Somalia. Nation and State in the Horn of Africa,

