Page 287 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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stessi prodotti costano in media quattro volte di più; ma l'insufficenza delle
            razioni, e la scomparsa dei generi tesserati costringono la gente a fare qua-
            lunque sacrificio per procurarsi il cibo con ogni mezzo e a qualunque co-
            sto;  per lo  meno fino  a quando dura il salario. Poi, lo  spettro della fame
            si  fa  più concreto.
                I primi fuochi di protesta si accendono nel1941 nell'immobile Mez-
            zogiorno,  in apparenza il più rassegnato,  indifferente e passivo anche di
            fronte all'evento guerra che al Nord ha visibilmente intaccato il rapporto
            masse-regime. C'è però un limite naturale alla fatalistica rassegnazione del
            popolo meridionale che  sta nell'insopprimibile istinto  di  sopravvivenza:
            nessuno  può accettare supinamente di morire di fame.  E,  se  nel Setten-
            trione ricco, la  prospettiva di tirare la  cinghia dei pantaloni suscita indi-
            gnazione  e  protesta,  nel  Meridione  povero  le  restrizioni  del  conflitto
            significano subito fame.  Di vera e propria fame cominciano a parlare gli
            informatori del  regime fin  dall'autunno  1940: qui il  pane è  scarso  e di
            pessima  qualità,  insomma  "veramente  immangiabile" < 8>.  Non  si  trova
            olio,  non  c'è  carbone e  naturalmente la  gente  non ha  soldi  a  sufficenza
            per comprare a prezzi alle stelle i prodotti che ancora compaiono sui ban-
            chi  dei  mercati.
                La  distribuzione qui funziona  a singhiozzo:  beni di prima necessità
            possono scomparire per giorni e settimane; non si sa quando e se ricom-
            pariranno  sul mercato.  Alla  gente  sfugge  la  logica  degli  ammassi,  tanto
            più che la disfunzione ormai cronica dell'intero meccanismo dell' alimen-
            tazione non aiuta certo alla comprensione.  Per quanto dopo il provvedi-
            mento della tessera del pane si provveda ad un riordino generale dei servizi,
            unificati presso il Ministero dell'Agricoltura, la  distribuzione continua a
            svolgersi  tra  enormi  difficoltà.  Tesseramento  individuale  e  contingenta-
            mento  provinciale si  ispirano a  due diversi criteri informativi:  il primo
            prescinde dagli  abituali consumi  regionali,  il secondo,  invece,  mantiene
            in vita le differenze dei consumi regione per regione; ma non si riesce mai
            a raggiungere la sintesi. Per di più, le  deficenze nella produzione e l' irre-
            golarità nei  rifornimenti  diventano  un  dato  costante.

                 È,  dunque, difficile capire per un cittadino del Sud perché in piena
            estate manchino la verdura e la frutta, e nei paesi in riva al mare non ci
            sia  neppure il  pesce.  In  queste  condizioni,  il  razionamento  del  pane ha



            (8)  ACS,  Min. Int., Polizia Politica (1928-44), p. 234, fase.  Messina. Relazione fiducia-
               ria  in  data  Messina  27  ottobre  1940.


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