Page 283 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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una tensione patriottica genuina, una partecipazione calorosa, un'emozione
e un coinvolgimento capaci di creare quel legame ideale con gli eserciti
sui fronti lontani che assicuri l'unità della nazione in guerra. È questo,
a mio giudizio, un elemento importante da sottolineare per guidarci nel
percorso tutto in discesa dell'opinione pubblica, passata da una rassegna-
zione passiva allo scontento, alla protesta e infine alla ribellione. Se le scon-
fitte militari deprimono gli spiriti, le vittorie non bastano a risollevarli:
è decisamente superficiale ed effimero l'ottimismo e l'entusiasmo che in
questi anni affiorano, quando l'andamento delle vicende belliche sembra
favorire gli eserciti dell'Asse. Prevale anche in questi momenti una sensa-
zione di estraneità al conflitto che si combatte fuori dai confini del paese,
che è vissuto e percepito solo per i suoi riflessi nella vita personale quoti-
diana e, naturalmente, negli affetti· individuali. Manca un moto collettivo
spontaneo che unifichi ansia, sofferenza, dolore di ciascuno in un valore
simbolo - la patria in pericolo, la patria da difendere, la patria da far
diventare grande; e, malgrado ve n t'anni di propaganda, il regime non rie-
sce a suscitarlo.
Se si accetta questa impostazione - e mi rendo conto che il proble-
ma sollevato richiederebbe un esame ben più dettagliato -l'importanza
della qualità dell'esistenza quotidiana degli italiani in questi anni di guer-
ra diventa fondamentale per capire quando, come, perché si arrivi ad una
disgregazione irreversibile delle basi di massa del fascismo. Sono in molti
a mettere l'accento sulla questione alimentare come la vera e propria mic-
cia che determina una svolta decisiva negli umori della popol;izione. Quanto
·più si deteriora il livello di vita della gente, tanto maggiore si fa l' insoffe-
renza e lo scontento e più vistosi i segnali di pericolo per il sistema politi-
co, guardato ormai con una sfiducia dilagante sul punto di convertirsi in
ostilità aperta. Sotto questo profilo, il 1941 rappresenta un anno chiave
per cogliere il salto di qualità negli umori della popolazione che per la
prima volta comincia a sentire materialmente, sulla propria pelle, i colpi
duri della guerra.
Al momento dell'entrata nel conflitto, il regime ha bloccato tutti i
prezzi delle merci e dei servizi, canoni, affitti e salari che avevano già co-
minciato a lievitare nei mesi della "non belligeranza". È un segnale di fer-
mezza che infonde fiducia, come dimostra anche il successo dell'emissione
dei buoni del Tesoro nel gennaio 1941; ma la fiducia non dura a lungo.
Nella primavera del 1941 il costo della vita dal numero indice 529 del
1940 sale a 612 con tendenza a crescere - nel 1942 raggiunge 708; e
quel che più allarma è proprio il dato sui prodotti alimentari aumentati,
dal '40 al '42 secondo i sindacati, del 6 7%.
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