Page 278 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Ma la posizione italiana era differente. Più debole politicamente, non
               a caso i colloqui di dicembre ci avevano completamente emarginato, mag-
              giormente bisognosa dei rifornimenti e dei porti francesi e senz'altro più
              vulnerabile nei confronti dei martellanti bombardamenti inglesi lungo le
               nostre  rotte,  anche  se  questi  erano  temporaneamente attenuati.
                   Per tale complesso di ragioni gli italiani erano più disposti a contrat-
               tare l'uso dei porti tunisini, la rotta di Biserta e la concessione di materia-
               li  e questa maggiore disponibilità non sfuggiva ai  dirigenti di Vichy per
               cui i negoziati su questo particolare problema procedettero parallelamen-
              te con le altre trattative commerciali lungo tutto il corso del  1941, ma si
               intensificav~no mostrando qualche possibilità di successo solo  negli ulti-
              mi  due mesi  dell'anno.
                   Furono  i  francesi  a  prendere l'iniziativa  esprimendo la  necessità  e
              l'inevitabilità della  pacificazione tra i due paesi  "corteggiando" il Presi-
               dente della Commissione Italiana d'Armistizio, generale Vacca Maggioli-
               ni < 46>.  Da parte italiana invece si dovette superare anzitutto l'interrogativo
              iniziale circa le  reazioni  dell'alleato  tedesco  di  fronte  a  trattative dirette
              franco-italiane e,  dopo sondaggi discreti fatti a Roma con l'ambasciatore
              germanico e a Berlino tra i due ministri degli esteri, peraltro non del tutto
              rassicuranti, si procedette ugualmente lungo la strada delle trattative, spinti
              più  che  altro  dalle  urgenti  necessità  e  dalle  pesanti  carenze < 4 7>.
                   Il primo incontro a  Torino tra Darlan e Ciano si  risolveva  in  una
              inutile schermaglia che evidenziava  posizioni già conosciute.  La  Francia
              insisteva  per  una  ripresa  dei  rapporti  tra  i  due  paesi  che  superasse  i
              limiti e le angustie della C.I.A.F. fino a proporre l'invio di un ra ppresen-
              tante italiano a Vichy.  Ciano ribadiva che il tema del colloquio era quel-
              lo dei rifornimenti al Nord Africa e non quello della riapertura di rappor-
              ti  politici.  Nei colloqui successivi i margini di manovra si  restringevano
              ancora.  Ma i  negoziatori  italiani,  ignorando  i  ripetuti  ammonimenti di
               segno contrario dei tedeschi e i loro significativi silenzi alle nostre solleci-
               tazioni tendenti a presentarli come colloqui di comune interesse, ignoran-
               do  altresì  il gelo  ormai  raggiunto  nei  rapporti  franco-tedeschi  come  le



               (46)  A.S.M.A.E.,  Affari  Politici,  Francia,  1941  b.  47.
               (47)  Anche su  quelli  che saranno  ricordati  come  "gli  accordi  di  Natale"  esiste  una vasta
                   documentazione negli archivi storico-diplomatici italiano e francese, anche parzialmente
                   edita nelle  raccolte dei Documenti Diplomatici, come del  resto  è abbondante il mate-
                   riale  bibliografico  sottoforma  di  ricordi,  diari  e  studi  di  storici  italiani  e  francesi.


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