Page 275 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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del 4 febbraio  1941. Era comunque il versamento di 2 miliardi e 600 mi-
            lioni, contropartita dell'abrogazione dell'articolo  10 della convenzione di
            armistizio, che costituiva la parte essenziale del miglioramento della con-
            dizione  delle  imprese francesi  in Italia.
                 Con il secondo protocollo l'Italia si  assumeva  una serie di  obbliga-
            zioni sbloccando  il  materiale  bellico  francese  ed  avendone  in  cambio  il
            descritto  conguaglio.
                 Regole semplici e chiare guidavano la suddetta operazione. Il mate-
            riale  in questione  non poteva più essere  oggetto  di  ulteriori  richieste  di
            consegna da parte dell'Italia. La consegna dei materiali destinati a fabbri-
            che di produzione non bellica avrebbe potuto dar luogo, come compenso
            per l'Italia, all'acquisto di detti materiali in misura che non poteva ecce-
            dere però il 30%  dello  stesso. L'Italia s'impegnava a  sbloccare poco più
            di  3.000 veicoli distinti in civili e militari: quelli civili furono quasi tutti
            messi  a  disposizione  dell' Administration cles  Domaines,  mentre solo  30
            venivano restituiti ai legittimi proprietari. Di quelli militari, al contrario,
            260  furono  messi  a  disposizione  delle  forze  aeree  dell'Africa  del  Nord,
            mentre 1414 non furono  mai liberati dal controllo dell'amministrazione
            italiana  di  armistizio  e  in  seguito  finirono  nelle  mani dei  tedeschi < 41 >.
                 La  contropartita dei 2,6 miliardi di franchi, ricordata già nel primo
            protocollo, era suddivisa secondo tre finalità preventivamente ben speci-
            ficate:  crediti per gli acquisti di oro, crediti per gli acquisti di partecipa-
            zioni,  crediti  per  spese  diverse.
                 Ai primi era destinato il 32% del totale. Allo scopo fu aperto presso la
            Banca di Francia un conto intitolato al Ministero delle Finanze Italiano ac-
            creditato di 832 milioni di franchi con i quali vennero acquistati 14.224 chili,
            al prezzo di 57.671 franchi il chilo che era stato uno degli scogli della discus-
            sione, in quanto ritenuto ovviamente eccessivo dagli italiani e modesto dalla
            controparte < 42 >.  Il  16%  del credito era poi destinato all'acquisto di  parteci-
            pazioni ad imprese francesi  ed allo  scopo un secondo conto venne aperto
            presso  la  Banca  di  Francia,  a  nome  sempre  del  Ministero  delle  Finanze.
                 L'apertura di questo conto segnava però l'avvio di una diversa e lun-
            ga serie di contestazioni in quanto, secondo l'accordo, la cessione dei tito-
            li  avrebbe dovuto  essere  consentita solo  a  seguito  di  preventive autoriz-
            zazioni  dei  due governi.


            (41)  Ibidem.  Le stesse cifre risultano dalle carte dell'A.S.M.A.E. che confermano la finale
                acquisizione  tedesca.
            (42)  L'accordo fu  raggiunto addebitando all'Italia ogni spesa di trasporto, manutensio-
                ne  e  assicurazione.  Ibidem.


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