Page 274 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Sarà solo grazie ad un ulteriore accordo del 19 giugno dell'anno suc-
              cessivo  che  questa verrà resa possibile attenuando,  ma  non eliminando,
              manovre di questo genere che del resto si verificavano anche nei confronti
              dei possessori francesi di titoli italiani <3 7>.  E' necessario comunque sotto-
              lineare che la  delegazione  economica  francese  a  Roma,  pur affrontando
              notevoli difficoltà ed ulteriori negoziati,  riusciva ad ottenere che l'appli-
              cazione del suddetto protocollo fosse  estesa anche per impedire disposi-
              zioni posteriori le  quali rendessero possibile la nazionalizzazione forzata
              di  quelle  imprese giudicate  di  interesse  nazionale <3s>.
                   Ulteriori limiti erano infine individuabili nel fatto che gli italiani non
              concessero l'estensione dei benefici del protocollo n è alle imprese agricole
              francesi,  nè  alle  proprietà private.
                   Già il solo bilancio di questa parte del primo protocollo non può che
              essere ritenuto positivo per il capitale francese in Italia. Le stesse manife-
              stazioni di soddisfazione dei delegati francesi alla firma del medesimo so-
              no  indicative  in  tal  senso (39>.  Non  può  qundi  essere  accettata  la  tesi
              francese dell'immediato dopoguerra, sicuramente viziata dalla finalità di
              evidenziare oltre il ragionevole i danni di guerra italiani, secondo la quale
              "d'une manière général, la  mise en oeuvre du sindacato n'a pas amené,
              pour les entreprises et les  affaires intéresseés, la suppression de tout pre-
              judice à l'encontre des intérèts francais" < 40>.  Come d'altra parte le dichia-
              razioni di soddisfazione, quasi euforiche di alcuni responsabili italiani che
              avevano partecipato alle trattative e dello stesco presidente della C.I.A.F .,
              Vacca  Maggiolini,  appaiono  piuttosto  ottimistiche.
                   Si aggiunga inoltre che le contropartite concesse dalle autorità di Vi-
              chy erano molto più vicine al punto di partenza francese che non a quello
              italiano. Esse accettavano infatti di portare da 200 milioni a l  miliardo di
              franchi  la  somma dei crediti finanziari  italiani in Francia suscettibili di
              essere  trasferiti in Italia. Tali crediti risultavano principalmente dalla li-
              quidazione  degli  averi  dei  dipendenti  italiani  rimpatriati  con l'accordo



              (3 7)  Si tenta in tal modo di emarginare la fastidiosa  presenza di ca p i tale francese in al-
                   cune imprese italiane come la Montecatini. A.S.M.A.E., Serie Economica, Francia,
                   1941,  b.  l.
              (38)  Decreto  Legge  del  4  febbraio  1942.
              (39)  Cfr.  Romain H.  Rainero,  "Mussolini e Petain, Storia dei  rapporti tra l'Italia e la
                   Francia  di  Vichy",  cit.,  pag.  316.
              (40)  Archives Economiques et Financieres, "Les accords de Rome du 22 novembre 1941",
                   b.  10768.


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