Page 272 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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I  negoziati che si svolgono tra il  18 e il  30 agosto,  per organizzare
             gli scambi del secondo semestre dell'anno,  non dimostrano alcuna inver-
             sione di tendenza anzi sono evidenti i segnali di irrigidimento che proven-
             gono  da Vichy.
                  Le offerte di esportazioni e le richieste di prodotti italiani non supe-
             rano i 100 milioni di lire e le condizioni poste, Circa i trasporti soprattut-
             to,  lasciano chiaramente intendere che,  come  nel  passato,  queste ultime
             renderanno vana ogni stipulazione che sarà eventualmente raggiunta (33)_
                  Faticosamente dunque il 30 agosto  si  concretizzano- gli  accordi per
             il commercio dell'ultimo trimestre dell'anno che vengono divisi in tre set-
             tori: scambi conmerciali, questioni finanziarie e di pagamento, regolamento
             delle  merci  ex blocco (34).

             Gli accordi di Roma del 22  novembre  1941
                  Se si può parlare di sostanziale fallimento per quanto riguarda lo svi-
             luppo delle  relazioni  commerciali,  nel corso del  1941  si  realizza forse  il
             migliore  accordo  di tutto il  periodo  bellico  nel  settore finanziario.
                  Abbiamo visto che l'Italia aveva avanzato pretese su parte del mate-
             riale  bellico  di alcuni  depositi  francesi,  in  realtà  il  proseguimento delle
             trattative nei  difficili  mesi  invernali del  1941  aveva  dimostrato  che  più
             che altro essa tendeva soprattutto a crearsi delle disponibilità. in franchi.
             Queste divenivano infatti progressivamente più necessarie in relazione al-
             lo sfavorevole evolversi degli eventi bellici che la costringevano a rivolger-
             si  con  maggiore  frequenza  ai  mercati  della  Zona  Libera  relativamente
             protetti dalle incursioni dell'aviazione alleata, sempre più padrona ormai
             dei  cieli  della  penisola.
                  Ciò spiega ccme mai essa si dimostrava cosi sollecita, nel corso dell' esta-
             te, a rinunciare a tale materiale mutandolo in indennità. Rimaneva tuttavia
             un ulteriore ostacolo da superare: l'enorme sproporzione tra i 10 miliardi
             di lire  che  essa  richiedeva  e  il  miliardo  di  franchi  offerto  dai  francesi.



             (33)  "Trattati e convenzioni. Processo verbale delle riunioni tenute a Roma tra i delegati ita-
                 liani e i delegati francesi per la ripresa degli scambi commerciali e dei trasporti ferro-
                 viari (Roma,  18-30 agosto 1941)", Ministero degli Affari Esteri, Roma, 1941 (XIX).
             (34)  La Lista A elencava le importazioni in Italia di merci francesi: principalmente fosfati,
                 minerali di ferro e di alluminio, manganese, acciai rapidi, macchine utensili, rame. La
                 Lista B le importazioni italiane in Francia: agrumi, formaggi, riso, zolfo, seta. Erano an-
                 che state defmite una Lista A.1  nella quale erano stabilite le importazioni dal Nord Mri-
                 ca francese alla Libia e all'Italia (olio di oliva, vino, legumi, tonno) e una Lista B. l  per
                 le esportazioni italiane verso Tunisia, Algeria e Marocco (tessuti, prodotti farmaceu-
                 tici,  cemento).  Idem,  pagg.  13-16.


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