Page 270 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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contrasto. La convinzione francese che l'esportazione italiana di prodotti
agrari fosse l'unica, ma per essi non insostituibile, moneta di scambio per
procurarsi le indispensalili materie prime industriali francesi. I ritardi dei
versamenti francesi nell'ambito dell'accordo di clearing. I continui osta-
coli di natura giuridica frapposti al reale andamento degli scambi.
Non era dunque un clima ideale quello con il quale iniziavano le tratta-
tive per alcuni accordi supplementari. Di fronte alle pressanti richieste ita-
liane di combustibile per aereoplani, i francesi offrivano la quantità giudica-
ta irrisoria di 4.000 tonnellate al prezzo, ritenuto al contrario troppo elevato,
di 185 lire alla tonnellata. Ma era solo l'inizio di una lunga serie di dispute
che appesantivano incessantemente ogni possibilità di dialogo e di sviluppo
degli scambi. La delegazione italiana presentava infatti ulteriori richieste di
materiali che i rappresentanti di Vichy rifiutavano di soddisfare: ferro-
manganese, ferro-cromo, ferro-vanadio, minerali di ferro, trattori agricoli.
Sorgevano questioni a proposito delle tariffe doganali da applicare: generale
o convenzionale. Si sovrapponevano il rifiuto italiano di permettere il transi-
to di merci tra Francia e stati balcanici, attraverso l'Italia, con l'analoga op-
posizione al traffico italo-spagnolo attraverso il territorio francese. Gli stessi
prezzi delle merci erano continuo oggetto di contestazioni < 2 9>. Veramente
poco separava ormai i negoziati da una interruzione e forse da una rottura.
Ma una valida serie di considerazioni positive facevano allo stesso tempo
comprendere a italiani e francesi che troncare questo pur esile collegamento
commerciale avrebbe portato danni ad ambedue, probabilmente a tutto van-
taggio dei nazisti i quali avrebbero potuto sfruttare le maggiori difficoltà
francesi nel settore del vettovagliamento e degli italiani nella conduzione
della guerra che li stava chiaramente emarginando da ogni ruolo principale.
Si concretizzava in tal modo l'accordo del2 febbraio che prevedeva una
serie di vendite di prodotti petroliferi francesi, in parte di provenienza nor-
dafricana, all'Italia. Si trattava in realtà di materiale di scarso valore: limitate
quantità di benzina per aerei ed auto, contenitori, 100 vagoni cisterna. Ma
erano indicativi della disperata necessità italiana di materiali per sostenere lo
sforzo bellico come della volontà francese di non interrompere il dialogo <3°>.
(29) Sono reperibili numerose pubblicazioni di stampati dell'epoca che riflettono l'am·
piezza del materiale archivistico su tali problematiche. La più completa documen-
tazione sull'argomento rimane comunque quella pubblicata nell'immediato
dopoguerra a cura dei due ministeri degli esteri per documentare (da parte france·
se) e ridimensionare o attenuare (da parte italiana) i danni provocati dall'occupa-
zione. Di pari rilevanza sono le raccolte dei processi verbali nelle quali risulta con
vivacità il clima di prudente avversione nel quale si svolgevano le riunioni.
(30) "Trattati e convenzioni, Accordi fra l'Italia e la Francia (Roma, 2 febbraio 1941)",
Ministero degli Affari Esteri, Roma, 1941 (XIX).
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