Page 273 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Allo scopo di fare progredire i negoziati, che si erano ben presto arenati
             intorno a questa vistosa differenza, i negoziatori italiani la collegarono ad un
             secondo problema: la concessione che la Francia desiderava ottenere di un
             miglioramento del regime al quale erano sottoposti i beni francesi in Italia.
             Dopo lunghe e difficoltose discussioni, interrotte anche da una rottUra delle
             trattative, ancora una volta le ragioni che avevano portato alla conclusione di
             tanti accordi nel corso dell'anno prevalsero e il22 novembre 1941 a Roma
             vennero firmati due protocolli che, sebbene conclusi separatamente, appari-
             vano  uno  la  condizione  necessaria  per lo  sviluppo  dell'altro < 35>.
                  li primo protocollo riguardava le imprese francesi in Italia che erano state
             messe sotto sequestro anche prima della dichiarazione di guerra dellO giugno.
                  Al regime del sequestro veniva ora sostituito il regime del sindacato
             che presenta va agli occhi dei francesi il vantaggio di restituire la gestione
             delle imprese a direttori francesi  o a loro rappresentanti < 36>.  Soprattutto
             le piccole e medie imprese sfruttavano largamente la possibilità loro offer-
             ta,  anche  se  il  problema  si  spostava  in  parte sui  permessi  di  soggiorno
             accordati che non erano in numero ~ufficiente per permettere ai dirigenti
             transalpini di  esercitare pienamente i loro compiti. D'altra parte alcune
             società tra le  più importanti come Michelin, Saint-Gobain, Air Liquide,
             Penarroya, non poterono essere comprese nei termini dell'accordo e resta-
             rono ancora sotto sequestro. Il governo italiano esigeva infatti rimesse di
             partecipazione a favore di gruppi finanziari italiani che la Francia rifiuta-
             va  sistematicamente.  Come del  resto  il mantenimento  del  sequestro  era
             stato predeterminato per alcune imprese interessanti l'economia bellica.
             Il governo italiano si riservava anche il diritto di liquidare un certo nume-
             ro di affari già conclusi, come le proprietà immobiliari di cittadini france-
             si  residenti  da  tempo  in  Italia.  Altre  imprese  passavano  invece  sotto  il
             controllo italiano grazie ad aumenti di capitali decisi unilateralmente, senza
             che gli azionisti francesi potessero esprimere il loro parere nè concretizzare
             la  loro  partecipazione.


             (35)  Una precisa e completa ricostruzione dei  negoziati e degli accordi è resa possibile
                 dall'ampia documentazione conservata negli archivi delle due parti (A.S.M.A.E. in
                 Italia, Archives Economiques, et Financieres du Ministère de l'Economie et des Fi-
                 nances, fondo Vichy dell'A.S.M.A.E.F. in Francia), dai processi verbali e dalle pub-
                 blicazioni  dell'immediato  dopoguerra già  citate prima.
                 Vorrei ricordare inoltre, tra le pubblicazioni più recenti, Romain H. Rainero, "Musso-
                 lini e Petain, Storia dei rapporti tra l'Italia e la Francia di Vichy", cit., pag. 313 e sgg ..
                 Rainero in particolare attribuisce grande rilevanza agli accordi sui quali si sofferma con
                 accuratezza pubblicando inoltre, nel tomo II della sua opera, i testi dei due protocolli.
             (36)  Archives Economiques et Financieres, "Les accords de Rome du 22 novembre 1941",
                 b.  10768.


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