Page 282 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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importante nella riflessione degli  storici che si  interrogano sulla stabilità
               dell'edificio fascista, la penetrazione del suo messaggio nel paese, la robu-
               stezza  delle  sue  radici tra le  masse  alla  luce  dell'esito  finale,  quel crollo
               verticale, apparentemente improvviso della dittatura nell'esplosione di gioia
               popolare del  25  luglio  1943.
                    Come viveva la gente, quali erano i  bisogni quotidiani, il tenore di
               esistenza,  le  difficoltà di  ogni giorno diventano  domande ineludibili per
               capire perché,  come,  quando  si  è logorata a  tal punto la  fiducia  nel  potere
               -  o forse solo la disciplinata accettazione di un ordine imposto dall'alto
               o addirittura la rassegnazione disperata -  da portare alle clamorose ma-
               nifestazioni  di giubilo  e  di  odio  alla  notizia  della  caduta  di  Mussolini.
                    Il  dibattito storiografico sulla  disgregazione  delle  basi  di  massa  del
               fascismo  registra  posizioni differenziate,  soprattutto in  merito  al quando
               si possano cominciare ad individuare gli elementi di un distacco irreversi-
               bile degli italiani dal regime. Le diverse tesi sono note e ruotano intorno
               all'aggettivo irreversibile:  nessuno infatti contesta che i primi segni di scol-
               lamento, pur circoscritti a  determinati settori della società, sono rintrac-
               ciabili  a  partire dal  '3 7  e,  via  via,  si  fanno  più marcati,  allargandosi  a
               macchia d'olio tra la popolazione dopo il '38, al momento della svoltato-
               talitaria; tutti sono, poi, d'accordo che la seconda guerra mondiale impri-
               me. un'accelerazione  fortissima  al  processo  di  sfaldamento  dell'edificio
               dittatoriale, destinato a crollare di colpo in tutte le sue strutture portanti
               nel luglio  1943.
                    Lasciamo  da  parte il  confronto  sul periodo precedente al  1940  -
               ci  porterebbe troppo lontano dal tema oggi in discussione -  se  non per
               accennare che l' irreversibilità del distacco delle masse in questa fase si lega
               strettamente alla valutazione sulla irreversibilità o meno della scelta di Mus-
               solini in favore  della guerra. Partiamo, invece,  dall'entrata dell'Italia nel
               conflitto, quando, spenta la fiammata di entusiasmo interventista, il pae-
               se si ritrova in guerra, una guerra non voluta dalla stragrande maggioran-
               za della popolazione, temuta da tutti e da tutti accettata a condizione che
               sia breve, indolore e vittoriosa. Se  si assume come parametro di giudizio
               l'opinione pubblica-informale, è evidente che la forbice società civile-potere
               politico si va allargando progressivamente, via via che si acquisisce la con-
               sapevolezza che la guerra dura a lungo, costa lacrime e sangue e può esse-
               re  anche  perduta.

                    Da uno sguardo d'insieme sui tre anni di guerra -  giugno  1940 -
               luglio  1943 -colpisce la freddezza del fronte interno che in nessun mo-
               mento,  tranne naturalmente per specifici  settori  della  società,  manifesta


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