Page 285 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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possa mancare. "'A quelli che lavorano duro' si sente ripetere 'e ai bam-
            bini non si può e non si deve limitare il pane. Il Governo deve rassicurare
            il popolo che il pane non mancherà' " < 2>.  Invece, dal Governo arriva ben
            altro che una rassicurazione. Le voci di un prossimo razionamento del pa-
            ne passano di bocca in bocca e come un vento gelido fanno rabbrividire
            il paese:  "si sussurra di un'assegnazione di un ettogrammo e mezzo  due
            ettogrammi di pane a testa al giorno, e di fronte ad una simile prospettiva
            viene dato libero sfogo al generale malcontento (3).  Le prime velate minacce
            contro i "responsabili che stanno a Roma" cominciano a venire registrate
            dagli  informatori.

                 Nella capitale, ci si prepara a varare una serie di misure molto impo-
            polari, prima fra tutte appunto la tessera per il pane. Mussolini ne è per-
            fettamente  consapevole:  "È  un  provvedimento  destinato  ad  avere  una
            profonda ripercussione su tutto il popolo ma ormai si  è reso  necessario,
            anzi indilazionabile, perciò ho deciso di adottarlo prendendo su di me tutte
            le  responsabilità che potranno derivarne < 4 ).  In effetti, ai vertici del fasci-
            smo la preoccupazione per la situazione alimentare si è convertita già nel-
            l' estate in allarme vero  e  proprio,  specie  di  fronte  ai  risultati disastrosi
            di uno studio ordinato dal duce: gli ammassi sono in gran parte falliti  al
            Sud, e in Sicilia si raggiunge addirittura solo il 26% delle quantità previ-
            ste.  Al  Nord si va un po'  meglio,  ma la  renitenza  degli  agricoltori  nella
            consegna delle  merci sembra ormai un fenomeno  incontrollabile (5)_  Or-
            mai il tesseramento del pane diventa una misura improrogabile che vara-
            ta  dal Consiglio  dei ministri alla  fine  di settembre,  entra in vigore il  l  0
            ottobre e,  come  previsto,  getta  nel  panico la  popolazione.
                 La  collera di  chi si vede costretto a vivere con 200 grammi di pane
            al giorno si fa tanto più violenta data la contemporanea ondata di provve-
            dimenti  restrittivi  su altri generi  di  prima necessità e di largo  consumo
            popolare,  come le  patate che vengono limitate a  800 grammi a  persona
            ogni  quindici giorni.  E,  poi,  ci  sono  i  rincari,  del latte  innanzi  tutto,  e
            la scomparsa dai mercati e dai negozi  dei legumi secchi,  del  riso  e della




            (2)  lvi, Polizia Politica (1928-44), cat. K1 B15, p. 232. Relazione fiduciaria in data Ge-
                nova  2 7  marzo  1941.
            (3)  lvi,  Relazione fiduciaria  in  data  Genova  16  settembre  1941.
            (4)  Cit.  in R. De Felice,  Mussolini l'alleato, t. 2, Crisi e agonia del regime, Torino 1990, p. 694.
            (5)  Cfr. per l'insieme della questione V. Ronchi, Guerra e crisi alimentare in Italia 1940-1950.
                "Ricordi  ed esperienze",  Roma,  1977.


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