Page 355 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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altre fronti. È vero, però, che la Gran Bretagna aveva potuto conseguire
il successo decisivo entro il maggio 1941 e cioè concludere le maggiori
operazioni, iniziate nel gennaio, prima dell'inizio delle grandi piogge esti-
ve; la manovra difensiva italiana aveva fallito nel suo obiettivo di respin-
gere quella avversaria fino all'autunno.
L'andamento della Campagna confermava l'inferiore capacità ope-
rativa delle unità italiane, già emersa su altre fronti, aggravata in questo
caso dalla vastità del teatro operativo nel quale la possibilità di manovra
erano strettamente legate alla superiorità aerea e dei trasporti automobili-
stici. Nel particolare ambiente i grossi quantitativi di uomini costituivano
solo un peso logistico e non conferivano affatto maggiore potenza; a situa-
zione rovesciata si confermava quanto si era già verificato nel conflitto
del 1935-1936 fra Italia ed Etiopia.
Seppure non mancarono spesso corrette informazioni sulle possibili-
tà avversarie, si rinunciò per volontà di Roma ad esercitare gli interventi
aerei e marittimi di significato strategico nel primo tempo di relativa su-
periorità; e ci si illuse poi, ad Addis Abeba, di poter condurre una difesa
prolungata alla periferia ed all'interno dell'Impero. La mancata decisione,
senza dubbio motivata essenzialmente da ragioni politiche, di abbando-
nare i bassopiani e di portare la difesa sull'altopiano etiopico, finì per con-
durre ad insuccessi ripetuti ed a ripiegamenti rovinosi sotto la pressione
avversaria, senza dubbio con peggiori ripercussioni sulla situazione inter-
na e sulla solidità delle unità indigene di più recente formazione e peggio-
re inquadramento. Nel quadro generale della guerra, mentre la Gran
Bretagna riportava un primo grosso successo di ordine strategico, il po-
polo italiano vedeva perdersi rapidamente quanto si era appena pochi
anni prima conquistato con forti spese e sacrifici. Alla delusione per
l'estromissione da un paese, nel quale era stata vista come possibile la so-
luzione dei nostri problemi di sovrapopolazione, si accompagnavano la
conferma della nostra inferiorità militare e la crescente percezione, di fronte
alla fine della "guerra parallela", che la nostra partecipazione al conflitto
si sarebbe conclusa in pura perdita, qualsiasi ne fosse stato. l'esito: di vit-
toria tedesca od alleata. Va detto, però, che si aveva in A.O.L un "fenome-
no quasi paradossale. Se indubbiamente il nostro intervento nel 1940 era
stato visto, colà, con disappunto, a mano a mano che il corso degli eventi
nel 1941 diveniva sempre più sfavorevole andava invece rafforzandosi la
. volontà di resistenza, che trovava espressione in comportamenti superbi
delle unità ed in atti di disperato valore di singoli.
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