Page 352 - L'Italia in Guerra. Il secondo anno 1941 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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tuiti in ogni scacchiere ed al centro dell'altipiano, cioè attorno ai centri
               maggiori  ed alla  capitale.  In tale  spirito esso  tenderà successivamente a
               negare o procrastinare tutte le decisioni che via via si verranno imponen-
               do come necessarie; e la resistenz11 sarà condotta in condizioni sempre più
               precarie, su posizioni spesso affrettatamente organizzate, senza poter con-
               ferire  loro  i voluti  caratteri di reazioni manovrate quali sarebbero state
               necessarie da parte di unità indigene più idonee a combattimenti offensi-
               vi  piuttosto  che  a  ferme  resistenze.
                    Verso la fine del gennaio 1941 i britannici erano pronti per sferrare
               le loro offensive dal Sudan verso l'Eritrea, cioè verso la nostra vecchia co-
               lonia, base della nostra presenza in A.O.I., ed in grado di esercitare azioni
               nel Mar Rosso, nonché verso il Goggiam ed il cuore dell'Etiopia, unendo
               le proprie forze a quelle della guerriglia nello Scioa e nel Beghemeder. Ai
               primi di febbraio sono pronti ad operare dal Kenia verso la Somalia, l'Ha-
               carino, il Galla e Sidama. Operazioni a mare sono previste per la rioccu-
               pazione del Somaliland. Le nostre valutazioni fanno ascendere ora le forze
               avversarie a circa 268.000 uomini. Tuttavia sono ancora sottovalutate le
               loro  possibilità manovriere,  conferite da un grado elevato  di motorizza-
               zione e meccanizzazione.  Di più,  rapidamente l'aviazione inglese conse-
               gue una schiacciante superiorità aerea con bombardamenti dei nostri campi
               e con l'impiego  di  caccia  più veloci  e meglio  armati  (Alt.  n.  6).

                    Nello Scacchiere Nord vengono dati con ritardo ordini per un ripie-
               gamento su posizioni forti più arretrate; ma, mentre nel Goggiam le  no-
               stre forze conducono con successo la loro manovra in ritirata sul Gondarino,
               in quello eritreo le unità eseguono i loro movimenti da Càssala su Cherù-
               Aicotà e poi su Agordàt-Barentù in difficili  condizioni.  La  resistenza  su
               queste ultime posizioni,  che  dovrebbe essere  ad oltranza,  è  condotta su
               posizioni aggirabili e,  pur combattendo bene, il 31  gennaio  1941 le  no-
               stre unità superstiti devono  ripiegare su Cheren ed imbastire frettolosa-
               mente  una  resistenza  in  una  località  di  cui  era  stata  considerata  solo
               l'eventuale  difesa  da minacce  provenienti dal Nord.
                    La situazione in Eritrea appare ormai disperata; ma, con forze appe-
               na in tempo sopraggiunte, viene organizzata una difesa sulle dorsali mon-
               tane ad ovest di Cheren.  Su questo terreno più idoneo all'impiego delle
               nostre unità, reparti nazionali della Divisione Granatieri di Savoia e bri-
               gate indigene di vecchia costituzione daranno luogo ad una delle più acca-
               nite  battaglie  della  guerra,  ricordata  come  quelle  di  El  Alamein  e  di
               Stalingrado. Con la perdita di circa 3.000 nazionali e 9.000 indigeni de-
               ceduti,  e quasi il doppio di feriti,  la  resistenza  sarà protratta fino  al 27


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